Puntata 214 – Le antiche tradizioni del mese di Agosto | L’associazione Culturale Clarice Orsini

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04:39Le antiche tradizioni del mese di Agosto30:50L’associazione Culturale Clarice Orsini

Oggi come tutti i primi del mese, incontreremo la nostra amica Monica di Calendario Pagano che ci racconterà il fittissimo calendario di tradizioni popolari più antiche, alcune delle quali ancora oggi in vigore.

Andremo poi a conoscere l’Associazione Culturale Clarice Orsini, organizzazione di volontariato per lo studio e la divulgazione della cultura del Rinascimento attraverso la persona di Clarice Orsini, moglie del famoso Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico.

Ma vediamo chi era Clarice.

Clarice Orsini (Monterotondo, 23 novembre 1453 – Firenze, 30 luglio 1488) fu la moglie di Lorenzo il Magnifico e la madre di papa Leone X, al secolo Giovanni di Lorenzo de’ Medici.

Clarice era figlia di Jacopo (o Giacomo) Orsini, signore di Monterotondo (figlio a sua volta di Orso e di Lucrezia Conti), e di Maddalena Orsini, figlia di Carlo di Bracciano e sorella del cardinale Latino Orsini. Sulla sua infanzia e giovinezza non sono pervenute informazioni: aveva una sorella maggiore, Aurante, poi maritata a Giovan Ludovico Pio di Carpi, e due fratelli, Rinaldo e Orso, detto Organtino.

Il fidanzamento

La prima menzione di lei si ritrova nelle lettere di Lucrezia Tornabuoni: la matrona fiorentina, moglie di Piero de’ Medici e madre di Lorenzo il Magnifico, giunse a Roma il 26 marzo 1467 allo scopo di trovare moglie al primogenito. Nel farlo agì con sicurezza: il 27 marzo incontrò Clarice e la madre mentre si recavano a udire la messa in San Pietro, il 28 marzo si recò personalmente al palazzo del cardinale Latino e, quel medesimo giorno, indirizzò al marito alcune lettere in cui descriveva minuziosamente la fanciulla dal punto di vista fisico, caratteriale e famigliare. Le modalità con cui si svolse la ricerca della sposa lasciano pensare che Lucrezia fosse partita da Firenze proprio con l’obiettivo di conoscere la giovane Orsini e sondare il terreno per un futuro fidanzamento: ciò spiegherebbe come mai, già il 5 aprile, ella si apprestasse a fare ritorno senza aver valutato nessun’altra candidata. L’intento dei Medici era chiaramente quello di legare il proprio nome a una delle più blasonate casate nobili romane, secondo la tendenza, frequente in epoca medievale e moderna, di congiungere una ricchezza di recente acquisizione con un titolo nobiliare di lunga data. Un ulteriore sostegno alla buona riuscita del fidanzamento era la presenza, nella città del papa, di Giovanni Tornabuoni, fratello di Lucrezia e direttore della filiale locale del banco mediceo che, all’epoca, era anche il banco papale.

Le trattative si avviarono soltanto nel 1468 con l’intermediazione di Giovanni Tornabuoni e di Filippo de’ Medici, arcivescovo di Pisa; si lavorò in un clima di segretezza da entrambe le parti, tanto che anche il matrimonio per procura (o per verba de presenti), svoltosi a Roma il 27 dicembre 1468 fu celebrato strettamente all’interno della famiglia Orsini. Un mese prima di quel giorno, Filippo de’ Medici riferì a Piero di come in città si cominciasse a spargere voce di tale unione, soprattutto da parte di alcuni esponenti della famiglia Pazzi, motivo per cui era opportuno concludere in fretta il parentado. Lo stesso arcivescovo avrebbe poi rappresentato lo sposo assente alla cerimonia per verba.

Il matrimonio

Clarice prese la via di Firenze il 15 maggio 1469, quando partì scortata dai parenti più stretti del marito: vi erano, in particolare, Guglielmo de’ Pazzi e Bernardo Rucellai, i mariti delle sorelle di Lorenzo, e Giuliano de’ Medici, oltre a Gentile Becchi, primo precettore dei giovani rampolli medicei e stretto collaboratore di Piero. Il viaggio attraversò la Toscana suscitando manifestazioni di giubilo nelle città toccate dalla comitiva nuziale e si concluse il 2 giugno con l’arrivo della sposa a Firenze.

Ella fu ospitata nel palazzo della famiglia Alessandri in attesa delle celebrazioni ufficiali. La mattina del 4 giugno, accompagnata da un corteo di trenta giovani uomini e trenta fanciulle, Clarice percorse le strade di Firenze in groppa al cavallo di Lorenzo e raggiunse Palazzo Medici, alle cui finestre era stato apposto un ramo d’ulivo come segno benaugurale. Si consumò il banchetto di festa e, a chiusura della giornata, la sposa tornò a Palazzo degli Alessandri. La medesima cosa avvenne il giorno dopo, il 5 giugno, quando il banchetto si tenne presso la residenza cittadina di Carlo de’ Medici. Solo il terzo giorno, con la celebrazione della messa del congiunto nella basilica di San Lorenzo, la giovane Orsini prese dimora all’interno del palazzo del marito.

Ai tempi della congiura dei Pazzi

Nel 1467 Lucrezia, parlando della futura nuora, aveva affermato che “è di gran modesta, e da ridulla presto a nostri costumi”; tuttavia, Clarice mantenne per tutta la vita un contegno che ai Fiorentini, a detta di alcuni storici, sapeva di altezzosa arroganza nobiliare e fu generalmente per questo poco amata dal popolo. D’altra parte, è certo che la giovane donna faticò ad adattarsi a un contesto sociale e culturale molto diverso da quello di provenienza.
Pochi mesi dopo il matrimonio, il 2 dicembre, venne a mancare il suocero Piero; Lorenzo divenne così il signore de facto di Firenze, sebbene i primi tempi fossero complicati dalla giovanissima età di lui, fattore che non gli conferiva l’autorevolezza necessaria al ruolo, e dalla situazione di guerra del Nord Italia. Clarice rimase presto incinta della prima figlia, Lucrezia, che nacque l’agosto successivo, e nei successivi nove anni diede alla luce altrettanti bambini. Sette di questi superarono l’infanzia.

Si prodigò molto per soddisfare le richieste della propria famiglia d’origine: nel 1474, dietro sua insistenza, Lorenzo riuscì a ottenere per il cognato Rinaldo Orsini l’investitura ad arcivescovo di Firenze; al contempo, combinò i matrimoni della cognata Aurante, rimasta vedova nel 1469, con Leonardo Malaspina, e delle figlie di lei, Margherita e Zaffira, sposate rispettivamente a Gaspare Sanseverino (1475) e a Galeotto Malaspina (1476), figlio di Gabriele marchese di Fosdinovo; l’altro fratello di Clarice, Organtino, condottiero, fece più volte ricorso alla mediazione di Lorenzo per ottenere incarichi presso diversi signori italiani. Oltre a difendere gli interessi dei parenti, ella si impegnò anche in opere di carità e perorò presso il marito anche le istanze di persone comuni.

Quando, a seguito della pace stipulata da Lorenzo con re Ferrante d’Aragona re di Napoli, la situazione tornò tranquilla, Clarice venne coinvolta maggiormente nella politica locale e nazionale, benché questo si possa dedurre soltanto da piccoli indizi. Alcuni di questi si trovano nelle lettere che la donna inviò al marito, dove ella espose in breve la propria opinione su eventi anche di una certa importanza (nel 1483, per esempio, mentre Lorenzo si trovava a Cremona in occasione della famosa dieta, Clarice scrisse una lettera al suo segretario dicendo che il marito avrebbe giovato di più alla dieta stando a Firenze che non partecipando in prima persona alle discussioni). Chiedeva spesso di essere informata delle ultime notizie.

In questo periodo sono più numerosi i suoi viaggi: alcuni, come quello del 1480 e del 1485, sono dovuti a motivazioni di salute e hanno per meta località termali toscane. In determinate occasioni, però, le sue visite assunsero anche carattere politico, come capitò nel viaggio di ritorno dal bagno a Badia di Passignano (1485) quando, fermatasi a Colle di Val d’Elsa, Clarice fu accolta e omaggiata come fosse “un altro Lorenzo”.[16]

L’ultimo viaggio della nobildonna fu a Roma tra il novembre 1487 e il maggio 1488: Clarice partì per andare a conoscere la futura nuora, la cugina Alfonsina Orsini, e portò con sé la propria figlia Maddalena, per cui si stava trattando il fidanzamento con Franceschetto Cybo, figlio di papa Innocenzo VIII. Se da un lato l’impressione riguardo ad Alfonsina fu positiva, per motivi non del tutto chiari le trattative del matrimonio di Maddalena subirono una brusca accelerazione, col risultato che la fanciulla si sposò nel gennaio 1488 nonostante Lorenzo stesso la ritenesse ancora molto immatura per le nozze. D’altro canto, la salute di Clarice peggiorò e il male ai polmoni, probabilmente tubercolosi, che la tormentava da anni si riacutizzò. Rientrata a Firenze, trascorse alcuni mesi prostrata dalla malattia, tanto che Lorenzo più volte scrisse di lei preoccupato, fino ad ammettere: “Dubito in breve non ce la perdiamo”. Nel frattempo, lui stesso manifestò i sintomi dell’uricemia congenita e fu caldamente esortato dai medici a recarsi in una località termale per due settimane. Otto giorni dopo la sua partenza, in seguito a un improvviso aggravamento, Clarice morì il 30 luglio 1488. Lorenzo, su pressione degli amici, dei parenti e degli stessi medici non fece ritorno per attendere ai funerali poiché era opinione che un viaggio avrebbe compromesso in modo grave le sue già delicate condizioni. Stando alle lettere conservate, pare che egli non abbia ripreso le consuete attività fino a una settimana dopo la morte della moglie: scrisse infatti il 6 agosto al proprio ambasciatore a Roma: “Io ho indugiato a rispondere ad alcune vostre lettere ricevute di più dì in qua per le medesime cagioni che sapete, perché l’animo mio quando è molto occupato in una cosa non fa bene le altre”.

Le opinioni degli storici che si sono soffermati ad analizzare la vita privata della coppia sono discordanti. Da un lato, taluni ritengono che tra i coniugi si fosse instaurato un rapporto di reciproca sopportazione mirato in sostanza al quieto vivere generale. Lorenzo, soprattutto dopo la Congiura dei Pazzi, fu di frequente lontano dalla moglie e dai figli e ciò fu letto come una sorta di disinteresse soprattutto nei confronti di Clarice. Le lettere che le indirizzava suonano agli orecchi di molti fin troppo fredde e stringate se comparate con le missive rivolte alla madre e agli amici, indice quindi di un certo distacco.

Lorenzo, inoltre, non dedicò mai alcun componimento, in poesia o in prosa, alla moglie: questo è parso a lungo un elemento su cui basare la conclusione per cui tra loro non sussistesse un rapporto d’amore e nemmeno di affetto. Ciò risulta però inesatto alla luce del fatto che la lirica amorosa di tradizione trobadorica e stilnovista ammettono soltanto un amore adulterino o in ogni caso sciolto dal vincolo matrimoniale; secondo la mentalità del tempo, dedicare tali componimenti alla propria moglie, quindi la compagna ufficiale e legittima, sarebbe stato visto come inconsueto e perfino di poco gusto.

La coppia ebbe dieci figli, alcuni dei quali di primaria importanza per la storia dell’Italia rinascimentale e di Firenze;

  • Lucrezia (1470-1553), sposò Jacopo Salviati, fu madre di Maria Salviati e nonna di Cosimo I de’ Medici;
  • Due gemelli senza nome, morti poco dopo il parto (marzo 1471);
  • Piero (1472-1503), Signore di Firenze, sposò Alfonsina Orsini;
  • Maddalena (1473-1519), sposò Franceschetto Cybo, figlio di papa Innocenzo VIII;
  • Contessina Beatrice (1474), morta poco dopo la nascita;
  • Giovanni (1475-1521), poi papa Leone X;
  • Luigia o Luisa (1477-1488), promessa sposa a Giovanni il Popolano, morta nell’adolescenza;
  • Contessina (1478-1515), sposò Piero Ridolfi;
  • Giuliano (1479-1516), Duca di Nemours, sposò Filiberta di Savoia.
  • Probabilmente il fatto che Clarice fosse una Orsini, unito alla grande ricchezza di casa Medici, permise che Giovanni fosse creato cardinale e in seguito eletto papa con il nome di Leone X (1513).

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