Puntata 184 – Il teatro di Ferrara Off | L’arte di Tintoretto | La maschera di Farinella

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03:22Ferrara Off e il suo teatro raccontato da Marco Sgarbi 21:57Il Tintoretto e la sua arte 33:07La maschera pugliese di Farinella

La puntata di oggi è dedicata all’arte, al teatro e alla pittura.

Inizieremo raccontandovi il progetto di Ferrara Off, associazione culturale e di promozione sociale che, dal 2013, gestisce uno spazio teatrale situato sulle Mura della città di Ferrara.

La collocazione geografica risuona con gli obiettivi dell’associazione che mira a trasformare il teatro in un baluardo, un punto di riferimento per la comunità, un luogo di aggregazione e di difesa della cultura. Dal 2015, oltre alla sala teatrale, Ferrara Off occupa anche lo ‘spazio bianco’ adicente, un ufficio e un magazzino.

Tutti gli spazi, di proprietà comunale, fanno parte delle ex-officine Amga – un complesso industriale risalente al 1929 – e sono stati recuperati nell’ambito del Progetto Mura e grazie al costante investimento del direttivo dell’associazione, al sostegno dei soci e, dal 2017, al Por-Fesr 2014-2020.

Ferrara Off svolge una programmazione annuale, generalmente divisa per trimestri, con appuntamenti settimanali aperti al pubblico, di teatro, danza, pittura, poesia, letteratura, musica. Produce spettacoli ed eventi, in collaborazione con i più importanti enti del territorio, e con alcune realtà nazionali ed europee.

Da ottobre a maggio promuove corsi e laboratori di formazione di teatro, danza e arte, per bambini, adolescenti e adulti.L’associazione è guidata da professionisti in ambito culturale affiancati da giovani in fase di formazione, che hanno scelto di unire le proprie esperienze a servizio di una visione condivisa, pienamente espressa nello Statuto.

Parleremo poi di Iacopo Robusti, più conosciuto come ‘Il Tintoretto’.

Pittore (Venezia 1518/1519 – ivi 1594), dovette il soprannome alla professione di tintore esercitata dal padre. Uno dei massimi innovatori del Rinascimento veneziano, fin dalle sue prime opere si nota una forte impronta della cultura figurativa del manierismo. Il pittore armonizzò la tradizione veneta di Giorgione e Tiziano, basata sulla funzione espressiva autonoma del colore, con la cultura fiorentina e romana, rivolte al ruolo primario del disegno. Di particolare rilievo nella sua produzione pittorica sono le tele della Scuola di S. Rocco, realizzate in tre cicli tra il 1564 e il 1587.

Torneremo poi nel mondo del teatro e dell’arte con la maschera di Farinella che possiamo osservare nel Carnevale di Putigniano.

Farinella è la maschera tipica del Carnevale di Putignano.
Il suo nome è preso in prestito dal piatto simbolo della cucina putignanese: una farina finissima, ricavata da ceci e orzo prima abbrustoliti poi ridotti in polvere dentro piccoli mortai di pietra; un alimento semplice e sostanzioso, in passato immancabile presenza sulle povere tavole contadine, destinato al connubio con sughi, olio o fichi freschi.

Accadde che, nel secolo XIV, i saraceni frequentemente razziassero le zone di Putignano e dintorni portando scompiglio e povertà.
All’alba dell’ennesima incursione, a Putignano, un tale ebbe un’idea brillante per scampare alla razzia. Questo tale non aveva nome; o almeno, nessuno lo ricordava. Tutti lo chiamavano Farinella, poiché era fornaio e si distingueva dall’eccezionale naso rubicondo che aveva, nonostante non bevesse.

Farinella, dunque, salvò il paese.
Le cose andarono così: avvertiti dell’arrivo dei saraceni tutti gli abitanti si riunirono in piazza per decidere il da farsi: chi voleva scappare nella campagna e aspettare che i razziatori se ne andassero, chi voleva dar battaglia. Una gran discussione. Ad un certo punto, Farinella, alzò la mano e disse che aveva un’idea.

Tutti presi alla sprovvista dalla insolita intraprendenza rimasero a fissarlo e Farinella ne approfittò per esporre il suo piano: “Ascoltate non c’è bisogno né di abbandonare le nostre case, né di rischiare la vita in uno scontro impari. Li faremo cadere in un tranello. Da poco tempo è passata la peste, ma la paura è ancora molta: ci fingeremo malati di un morbo sconosciuto. Prenderemo la farinella e la spalmeremo sul corpo come se fosse pieno di pustole, poi tra noi serviranno dei monatti: mettetevi i vestiti delle guardie cittadine – rossi e blu – così da essere distinguibili, porterete anche campanelli sul cappello o sui piedi così farete rumore al passaggio, come usano fare quelli che trasportano i malati di peste. Infine, le guardie dovranno andare incontro ai saraceni, in veste di messaggeri: direte che la città è in quarantena, perché appestata.”
Tutti rimasero stupiti dal grande piano del fornaio.

Dopo alcuni minuti di riflessione, si votò.

La maggioranza era per attuare il piano di Farinella.
Tutta la popolazione in fermento, si diede da fare, perché tutto fosse pronto all’arrivo dei saraceni.
Quando le guardie cittadine avvistarono i primi cavalli, andarono incontro ai briganti e riferirono di non entrare in città perché era in quarantena.
I saraceni, scettici, mandarono due uomini a vedere, ma essi appena misero piede in città e videro i cittadini con le orrende piaghe e i monatti girare coi carretti, girarono i cavalli e tornarono dagli altri.
Putignano fu salva grazie all’ingegno di Farinella, che venne festeggiato come eroe cittadino e rimase nella storia della città divenendo anche la maschera di carnevale.

INFO

Sito web di Ferrara Off

Sito web del Carnevale di Putignano

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