Puntata 142 – Giuseppe Antoci e la lotta alle mafie | Rifò e la rigenerazione degli abiti

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05:12Il dott. Giuseppe Antoci e la lotta alle mafie 42:07Rifò e la rigenerazione degli abiti

Iniziamo a parlare di legalità come avevamo anticipato e lo facciamo con uno dei protagonisti più importanti ed interessanti, il dottor Giuseppe Antoci.

Siciliano, dirigente aziendale e dal 17 ottobre 2013 al 13 febbraio 2018 è stato Presidente del Parco dei Nebrodi e dal 30 marzo 2014 Coordinatore Regionale della Federparchi sicilia.

Antoci, dopo l’insediamento a Presidente del Parco avvenuto il 17 ottobre 2013, nel mese di dicembre dello stesso anno incontrò il Sindaco del Comune di Troina, uno dei 24 comuni facente parte del Parco dei Nebrodi, accompagnato dall’allora Dirigente del Commissariato di Nicosia, Daniele Manganaro, appena trasferito al Commissariato di Sant’Agata di Militello, sede del Parco dei Nebrodi. In tale incontro il Sindaco e Manganaro raccontarono ad Antoci il meccanismo di pressioni ed intimidazioni che subivano gli agricoltori del territorio dei Nebrodi.

Antoci per cercare di risolvere il problema, resosi conto che il giro dei fondi europei era milionario (il valore della programmazione 2007/2013 è valso in Sicilia 5 miliardi di euro), e che era soprattutto un problema esteso in tutta la regione siciliana essendo coinvolti molti mafiosi,[11] con il coordinamento del Questore di Messina, Giuseppe Cucchiara, iniziò un percorso di approfondimento su come poter arginare le associazioni criminali. Con l’aiuto del Prefetto di Messina, Stefano Trotta, furono organizzati studi ed incontri volti alla creazione di un “Protocollo di Legalità” per impedire l’uso delle autocertificazioni antimafia (ovviamente false) con cui le organizzazioni criminali si accaparravano i terreni su cui poi chiedere i contributi all’AGEA.

Subito dopo la stesura della prima bozza del protocollo, arrivarono ad Antoci le prime intimidazioni mafiose, che costrinsero la Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, a seguito anche di intercettazioni telefoniche ed ambientali nelle quali si evidenziavano rischi per la sua incolumità, a porre Antoci sotto tutela dal dicembre 2014.

Antoci proseguì nel progetto di abbassare a zero euro la soglia dell’obbligatorietà del certificato, al fine di evitare che alcun terreno pubblico fosse concesso in affitto a chi non avesse i requisiti e il 18 marzo 2015 il Protocollo di Legalità venne firmato pubblicamente dai Sindaci della zona e dall’Amministrazione Regionale.

Dopo la firma del protocollo, nella prima gara bandita per l’assegnazione di 400 ettari di bosco, venne scoperto che nella società provvisoriamente aggiudicataria erano presenti in realtà 4 persone non in possesso dei requisiti antimafia. Nel mese di luglio 2015 venne rinvenuta una bottiglia incendiaria in un’area attrezzata del Parco dei Nebrodi con scritte minacciose.

Successivamente si passò alla verifica dei nominativi risultanti già assegnatari in passato dei terreni e sul 90% delle persone controllate vennero emessi provvedimenti di interdittive antimafia, tali da comportare la revoca della concessione dei terreni. Nel marzo 2016 il Tar di Catania ha poi respinto tutti i ricorsi presentati dagli assegnatari.

La sua azione di legalità, iniziata sin dal primo giorno di insediamento nel 2013, lo ha portato a ricevere un’escalation di minacce e, come ha svelato il settimanale Sette del Corriere della Sera, il 24 novembre del 2015 vennero intercettate dalla Polizia Postale di Palermo due buste contenenti 5 proiettili calibro 9 indirizzate al Parco dei Nebrodi ed al Commissariato di Polizia di Sant’Agata di Militello. Poi, diverse testate giornalistiche nazionali iniziarono ad occuparsi della vicenda.

Collegata alle vicende evidenziate, fu costituita una Task Force attraverso l’accordo tra la Questura di Messina e il Parco dei Nebrodi, gruppo formato dal personale del Corpo di Vigilanza del Parco e da quello della Polizia del Commissariato di Sant’Agata di Militello, coordinati dalla Procura della Repubblica di Patti e al comando del Vice Questore aggiunto Daniele Manganaro.

La notte tra il 17 e il 18 maggio 2016, Giuseppe Antoci è stato vittima di un attentato mafioso, avvenuto mentre era di ritorno a Santo Stefano di Camastra, dal quale è uscito illeso grazie all’auto blindata e all’intervento dei suoi poliziotti di scorta.

l 24 Maggio 2016 il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina ha annunciato di voler estendere a tutta l’isola il “Protocollo di Legalità” il c.d. “Protocollo Antoci” che nel settembre 2016 è stato effettivamente esteso a tutta la Sicilia e sottoscritto da tutti i Prefetti dell’isola.

Il Protocollo di Legalità è diventato Legge dello Stato e recepito come uno dei tre cardini del Nuovo Codice Antimafia attraverso il voto in Parlamento nella seduta del 27 settembre 2017.

Il 18 maggio 2019 Antoci viene nominato Presidente Onorario della Fondazione Caponnetto affiancando, in questo ruolo, la moglie del Giudice Elisabetta Baldi Caponnetto che ne riveste l’incarico dalla costituzione.

Il 15 gennaio del 2020 la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, con a Capo il Procuratore Maurizio De Lucia, coordinando il lavoro dei Carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza, ha eseguito l’operazione “Nebrodi”, una delle più importanti indagini antimafia eseguite in Sicilia e la più imponente, sul versante dei Fondi Europei dell’Agricoltura in mano alle mafie, mai eseguita in Italia e all’Estero, con 94 arresti e 151 aziende agricole sequestrate. Nella conferenza stampa le parole del Procuratore Maurizio De Lucia, del Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho e del Comandante Nazionale del Ros Generale Pasquale Angelosanto sono state unanimi sia nel riconoscere nel “Protocollo Antoci” uno strumento fondamentale per bloccare questo sistema criminale sia nell’attribuire a tale contesto il movente dell’attentato che ha colpito Antoci e gli uomini della scorta nel maggio del 2016.

Il 29 gennaio 2020 la Commissione Centrale Ricompense del Ministero degli Interni ha attribuito ai Poliziotti di Scorta ad Antoci, che gli salvarono la vita durante l’attentato, la Promozione per Merito Straordinario e la Medaglia al Valor Civile.

A seguito dell’Operazione Nebrodi, Il 2 marzo 2021, prende il via, all’Aula Bunker di Messina, il Maxiprocesso alla mafia dei Nebrodi con 97 imputati tra boss, insospettabili professionisti e gregari dei clan tortoriciani e il 23 aprile 2021 arrivano le prime, pesanti, condanne al rito abbreviato. La Gup, Simona Finocchiaro, infligge 52 anni di carcere a sei imputati. La pena più alta è andata a Sebastiano Bontempo, detto «’u uappu», che dovrà scontare 24 anni. Per lui, la giudice è andata oltre la richiesta della procura (20 anni). Fonte: Wikipedia

Proseguiremo poi raccontando la storia di un’azienda italiana che si chiama Rifò.

Come scritto sul loro sito web: Rifò è un’inflessione toscana del verbo “rifare”. Abbiamo scelto questo nome “a KM 0” perché rappresentasse la toscanità e il modo di parlare degli artigiani che hanno inventato, più di cento anni fa, il metodo di rigenerazione dei vecchi indumenti per produrre un nuovo filato: i cosiddetti “Cenciaioli”. Inoltre, Rifò perché “rifacciamo” un mestiere della tradizione che negli ultimi anni stava scomparendo.

Rifò rigenera i vecchi indumenti rifilando i tessuti e creando nuovi capi d’abbigliamento, riducenDo lo spreco quasi a zero.

Seguiteci!

INFO

Sito web della Fondazione Antonino Caponnetto

Sito web del Parco dei Nebrodi

Sito web di Rifò

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