Puntata 209 – Vivi Tesino, gli eventi estivi del 2022 e l’anteprima dei nuovi scavi di San Polo

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04:14Vivi Tesino, gli eventi estivi del 2022 19:24Anteprima dei nuovi scavi archeologici di San Polo (TN)

Oggi andremo a parlare con la dottoressa Silvia Fattore di Castello Tesino che ci racconterà l’edizione 2022 di ‘Vivi Tesino’.

Una serie di attività estive all’aria aperta che si terranno tutti i giorni della settimana.

Vivi Tesino per un’estate all’insegna del turismo lento e sostenibile! Ogni giorno della settimana per tutta la stagione estiva verranno promosse molteplici attività all’aria aperta svolte da idonee figure professionali e rivolte principalmente a bambini e famiglie.

Tre i filoni scelti per valorizzare il territorio: laboratori per educare i piccoli alla natura, camminate con accompagnatori di media montagna per conoscere le bellezze del Tesino oltre ad escursioni in mountain bike ed ebike in compagnia di guide professioniste alla scoperta della nuova Tesino Lagorai Bike.

Il progetto, nato per raccontare e scoprire la Valle attraverso i temi della sostenibilità economica ed ambientale quali elementi indispensabili per lo sviluppo del territorio, ha lo scopo di coordinare, arricchire e valorizzare l’outdoor per proporre al turista indimenticabili attività all’aria aperta sette giorni la settimana.

Vi parleremo poi, in attesa di intervistare l’archeologo Emanuele Vaccaro professore associato di archeologia classica dell’Università di Trento, del colle di Sant’Ippolito conosciuto anche come San Polo e della sua area archeologics, sempre nello stesso abitato in cui le prime notizie di ritrovamenti archeologici sul Dosso di S. Ippolito risalgono al 1862, quando nell’area fu costruito il nuovo cimitero vicino alla chiesa di Sant’Ippolito. Gli storici locali segnalano la scoperta di oggetti antichi (fibule, monete consolari, imperiale e una greca) e tracce di un antichissima strada.
Fra il 1977 e il 1979 l’area del dosso di San Ippolito, rialzo roccioso al margine nord-occidentale del paese di Castel Tesino, è stata oggetto di scavi archeologici promossi dalla Soprintendenza per i beni culturali-Ufficio beni archeologici della Provincia Autonoma di Trento, alla cui guida si sono succeduti Renato Perini, Gianni Ciurletti ed Enrico Cavada. Le indagini hanno evidenziato come la distribuzione del materiale rinvenuto, già nella metà dell’Ottocento, potesse far pensare che l’insediamento occupasse l’intera area del dosso.

La prima frequentazione del sito avvenne nel Bronzo Finale, attestando le tracce di alcuni forni fusori, ma l’insediamento stabile nel sito di Doss S. Ippolito si concentrò nella Seconda Età del Ferro (V e IV secolo a.C. fino alla seconda metà del I secolo d.C.). Risultano fondamentali ai fini della datazione del sito i reperti rinvenuti, il cui momento iniziale dell’insediamento è costituito dalla fibula Certosa, mentre quello finale fornisce un termine post quem, ovvero in base al rinvenimento dell’asse di Augusto emesso nel 16 a.C., si può ritenere che nel corso del I secolo d.C. avvenne l’abbandono del sito. Quest’ultimo avvalorato dal rinvenimento di vasellame da mensa databile fra l’epoca augusta e quella flavia. In base allo studio dei reperti rinvenuti, si ritiene che l’occupazione del sito di S. Ippolito avvenne fra il IV e I secolo d.C. Oltre a fornire datazioni, i reperti hanno permesso di comprendere le relazioni commerciali e di controllo del sito, motivate dalla sua importante posizione geografica. Anche se Castel Tesino, si pone nell’area periferica orientale dell’areale retico, costituisce un sito fondamentale per comprendere la trasformazione dalla protostoria alla romanità.

Gli scavi archeologici hanno messo in luce nel bordo settentrionale del dosso, due ambienti seminterrati, riferibili alla tipologia della casa retica, che presentano le seguenti caratteristiche: forma quadrangolare, interro della parte inferiore della costruzione, presenza di massi quadrangolari, buche circolari nei pavimenti per i pali verticali e nella casa 1 è presente un corridoio d’accesso con gradini scavati nella roccia.

Le due abitazioni sono state intagliate nella viva roccia, ma causa di problemi di adattamento ambientale e morfologico, si sono create strutture articolate su più livelli, con la presenza di un varco aperto nella parete a valle che s’inserisce in un vano sottostante non scavato. La superficie delle due abitazioni: una raggiunge i 60 mq e l’altra i 37 mq. Uno degli edifici presenta un corridoio gradinato rettilineo, che collegava sia l’interno che l’esterno; il pavimento doveva essere in terra battuta o con assi in legno per livellare il fondo roccioso, con presenza di un focolare aperto in argilla. Le due abitazioni retiche, rappresentano soltanto una parte del villaggio, probabilmente tutta la zona sommitale ad ovest del dosso era occupata da un gruppo di vani scavati nella roccia e forse erano comunicanti. Per questo motivo risulta difficile comprendere l’assetto economico, probabilmente l’occupazione principale, considerando l’altitudine e il clima alpino, era la pastorizia con l’allevamento di animali d’alpeggio e l’agricoltura di piante cerealicole. In epoca augusta, il sito inizia a perdere gradualmente importanza, forse motivato dalla nascita di nuovi modelli economici, a favore di altre aree del Tesino o della Valsugana. Nel parco pubblico comunale, dove si collocano le due strutture retiche visibili, è collocata la pannellistica illustrativa del sito archeologico.

Fonte: archeotrentino.it

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