Puntata 196 – La tragedia della motonave Elisabetta Montanari raccontata da Eugenio Sideri

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05:12Il disastro della motonave Elisabetta Montanari41:41La scomparsa di Roberto Rossellini46:08Il Salone Nautico di Venezia 2022

Oggi assieme alla nostra amica e collaboratrice Monica del progetto Calendario Pagano andremo a scoprire le antiche tradizioni e celebrazioni del mese di giugno.
Dalle oche del Campidoglio, il natale di Giunone Moneta ai Vestalia, le feste sacre della dea Vesta, protettrice del mitico Fuoco Sacro.

Oggi andremo a conoscere, grazie al drammaturgo ravennate Eugenio Sideri, il disastro della Mecnavi avvenuto nel porto di Ravenne il 13 marzo del 1987.

Il disastro della motonave Elisabetta Montanari fu un incidente sul lavoro, con conseguenze tragiche, che avvenne a Ravenna venerdì 13 marzo 1987 durante le operazioni di manutenzione straordinaria della omonima nave gassiera. L’evento fu scatenato da un incendio scoppiato nella stiva numero 2 dell’imbarcazione: le esalazioni sprigionate della combustione causarono la morte per asfissia di 13 operai, in quel momento impegnati nel cantiere di manutenzione.

L’imbarcazione, appartenente al compartimento marittimo di Trieste, era una nave cisterna di fabbricazione norvegese adibita al trasporto di gas GPL. Da alcuni giorni era stata tirata in secco in un bacino di carenaggio del porto di Ravenna per essere sottoposta a operazioni di riclassificazione condotte in un cantiere di manutenzione di cui era titolare la Mecnavi s.r.l., azienda di proprietà dei fratelli Arienti.

L’incendio nella stiva, scoppiato alle 9:05, era stato causato, in maniera involontaria e accidentale, dalle operazioni di una squadra di operai intenti a lavori di saldatura nella cisterna, condotti con l’ausilio di una fiamma ossidrica. A prendere fuoco fu l’olio minerale fuoriuscito da una tubazione: la squadra di saldatori tentò di estinguere l’incendio. L’inutilità degli sforzi iniziali, vanificati dall’assenza di estintori o altri mezzi idonei, costrinse gli operai a mettersi al sicuro, ignari della presenza di altre persone.

Le fiamme divampate tagliarono ogni via di fuga a un’altra squadra di manutentori/pulitori che lavorava, in contemporanea, in un piano inferiore: si trattava dei cosiddetti “picchettini”, così come vengono chiamati, in gergo, i lavoratori impegnati negli umili lavori di pulizia, rimuovendo incrostazioni, ruggine e residui di combustibile, muovendosi in cunicoli bassi e angusti, servendosi di stracci, spazzole, raschietti e pale. La loro morte avvenne per soffocamento: i periti incaricati dell’autopsia dei cadaveri rilevarono l’esito di un edema polmonare dovuto all’inspirazione delle esalazioni tossiche di acido cianidrico e altri gas sviluppatisi nell’incendio. Come si sarebbe accertato in seguito, la morte degli operai era avvenuta al termine di una lunga agonia.

Nell’incidente morirono tredici operai, alcuni dei quali erano assunti “in nero”. Alcune delle posizioni lavorative furono oggetto di una surrettizia messa in regola, dopo che l’incendio era divampato: mentre i Vigili del fuoco erano ancora alle prese con il rogo, l’azienda, anziché collaborare al tentativo di salvataggio, tentò di recuperare i libretti di lavoro nelle abitazioni del personale irregolare.

Delle tredici vittime, dodici erano di nazionalità italiana mentre una tredicesima era un immigrato straniero di provenienza extracomunitaria:

Filippo Argnani, di 40 anni.
Marcello Cacciatore, 23 anni, di Ruffano (LE).
Alessandro Centioni, 21 anni, di Bertinoro.
Gianni Cortini, 19 anni, di Ravenna, era al suo primo giorno di lavoro.
Massimo Foschi, 36 anni, di Cervia.
Marco Gaudenzi, 18 anni, di Bertinoro.
Domenico Lapolla, 25 anni, di Bertinoro.
Mosad Mohamed Abdel Hady, 36 anni, egiziano, residente a Marina di Ravenna.
Vincenzo Padua, 60 anni, unico dipendente della Mecnavi, vicino al pensionamento.
Onofrio Piegari, 29 anni, di Bertinoro.
Massimo Romeo, 24 anni, al suo primo giorno di lavoro.
Antonio Sansovini, 29 anni.
Paolo Seconi, 24 anni, di Ravenna, al suo primo giorno di lavoro.

Le esequie si tennero il 16 marzo successivo, officiate dall’arcivescovo di Ravenna, monsignor Ersilio Tonini. Durante il rito funebre, mons. Tonini pronunciò una durissima omelia, in cui denunciò l’inaccettabile e “disumana umiliazione”, da “uomini e topi”, insita nelle condizioni di lavoro imposte a quegli operai.

Ricorderemo poi la scomparsa di Roberto Rossellini, uno dei più importanti registi della storia del cinema italiano, che ha contribuito a rendere noto al mondo con pellicole quali Roma città aperta (1945), Paisà (1946) e Germania anno zero (1948), che fanno di lui uno dei padri del neorealismo italiano. Durante la sua carriera vinse alcuni dei più importanti premi cinematografici tra cui la Palma d’oro al Festival di Cannes, il Leone d’oro al Festival di Venezia e cinque Nastri d’argento; a questi si aggiunge anche una candidatura ai Premi Oscar. Registi del calibro di François Truffaut e Martin Scorsese hanno più volte affermato di essere stati influenzati dal cinema di Rossellini e di vedere in lui un maestro; mentre Otto Preminger ebbe a dire «la storia del cinema si divide in due ere: una prima e una dopo Roma città aperta».

Un salto poi al Salone Nautico di Venezia era dovuto.
Come scritto nel sito ufficiale del Salone:

Torna a Venezia, nello storico Arsenale, la terza edizione del Salone Nautico, una delle principali fiere internazionali dedicate alla nautica, che porta in laguna i gioielli del mare. Simbolo del secolare dominio militare della Repubblica Serenissima, l’Arsenale di Venezia diventa il palcoscenico ideale per accogliere il meglio della moderna cantieristica, distribuita su un bacino acqueo di 50.000 mq, su oltre 1.000 metri lineari di pontili, su 30.000 mq di spazi espositivi esterni e in storici padiglioni oltre che nel bacino di carenaggio medio, fino ad oggi inaccessibile.

A Venezia saranno ormeggiati yacht e maxi yacht, l’eccellenza del Made in Italy, ma il Salone Nautico sarà anche l’occasione per parlare di sostenibilità ambientale e approfondire attività didattiche e sportive che hanno come protagonista il mare e la laguna, con cui Venezia ha sempre avuto un legame inscindibile.

Un grande rilievo verrà dato alla vela, alle propulsioni elettriche, alla cantieristica tradizionale della laguna, fiore all’occhiello della città anfibia.

Il Salone Nautico è aperto da sabato 28 maggio a domenica 5 giugno 2022, dalle ore 10.00 alle ore 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)

INFO

Sito web del Salone Nautico di Venezia

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