Puntata 333 – Il Biagio delle Castellare, dal 1365 una tradizionale rievocazione tutta tesina

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05:41Il Biagio delle Castellare, dal 1365 una tradizione tutta tesina

Nella puntata di oggi andiamo a conoscere una tradizione della conca del Tesino, dove si celebra l’arresto, il processo e l’impiccagione di un antico signorotto locale che tiranneggiava in zona, il Biagio delle Castellare appunto.
Ne parleremo proprio con un signore di Castello Tesino, Glauco Gadotti, buon conoscitore di questa antica storia che da oltre sette secoli riporta in vita i fatti storici che vi raccontiamo anche qui sotto:

Nell’anno 1356, la famiglia nobile dei Carraresi, originaria di Padova, si trovò di fronte a una minaccia imminente nelle incursioni di Siccone da Caldonazzo nella regione di Valsugana. Siccone, alleato del potente Carlo IV di Lussemburgo, gettò l’ombra della sua aggressione sui territori carraresi della Valsugana. Per far fronte a questa minaccia, i Carraresi incaricarono il valoroso condottiero Biagio della difesa dei loro territori. Tuttavia, il suo compito non fu agevole: durante la sua ricerca di sostegno nel Tesino, Biagio si scontrò con la riluttanza dei tesini, timorosi delle possibili conseguenze. Senza l’aiuto sperato, Biagio fu costretto ad affrontare Siccone con scarsi rinforzi provenienti da Padova. La battaglia che ne seguì a Selva di Levico durante l’estate di quell’anno si rivelò un fallimento per Biagio e i suoi uomini.

Nonostante questa disfatta e la conseguente cessione dei castelli e feudi di Pergine Valsugana e Selva di Levico ai duchi d’Austria, Francesco da Carrara, capo della famiglia, mantenne la fiducia in Biagio. Affidò a lui i territori di Grigno e Tesino, conferendogli un potere assoluto. Ciò diede inizio a un periodo di nove anni di oppressione per il Tesino e i suoi abitanti, che subirono violenze inaudite, saccheggi, incendi, omicidi e altre forme di violenza a causa del loro mancato sostegno.

Le cose presero una svolta drammatica quando il duca d’Austria Rodolfo IV dichiarò guerra ai Carraresi. In questa situazione, Biagio tradì i suoi alleati padovani per unirsi agli austriaci, che riteneva fossero più potenti. Vedendo un’opportunità di liberarsi del tiranno, i tesini si unirono all’esercito carrarese per cercare il traditore. Assaltarono il suo forte, noto come Castellare, a Grigno, ma senza successo: Biagio si era già rifugiato con la sua famiglia nel castello di Ivano Fracena. Dopo giorni di battaglia, i tesini riuscirono a espugnare anche questo castello e catturarono Biagio.

Secondo la tradizione, i tesini chiesero con insistenza a Francesco da Carrara di consegnare Biagio, ma il capo dei Carraresi rifiutò. In risposta, gli abitanti del Tesino decisero di vendicare la loro sofferenza condannando Biagio a morte in contumacia e impiccando un fantoccio di paglia raffigurante lui.

Il racconto del Biagio delle Castellare si svolge in tre fasi:

  • La ricerca di Biagio: durante il carnevale, gli uomini della “Pulizia” segreta perlustrarono la Valsugana alla ricerca del tiranno, e la mattina del Martedì grasso un gruppo di popolani si diresse da Castello Tesino a Grigno.
  • La cattura di Biagio: da Grigno, il corteo si mosse verso Strigno e fece tappa nel castello di Ivano Fracena, dove Biagio fu catturato e portato insieme al corteo nelle carceri di Castello Tesino.
  • Il processo di Biagio: la mattina del Mercoledì delle Ceneri, dopo una grande processione da Castello a Pieve, inizia il processo al tiranno nel Tribunale Speciale di Pieve Tesino. Tuttavia, essendo mancato un testimone della difesa, il processo fu rinviato alla Suprema Corte di Castello Tesino, e il corteo ritornò a Castello. Il processo, che ebbe luogo a Castello Tesino, fu il culmine della manifestazione e si svolse in Piazza San Giorgio verso mezzogiorno. Durante il processo, il pubblico partecipò vivacemente, denunciando il tiranno, mentre i tre testimoni classici attribuirono a Biagio la colpa o il merito dei loro destini grotteschi. Condannato a morte dalla Corte Suprema, Biagio cercò invano di fuggire ma fu catturato e impiccato. Una volta accertata la sua morte, il corpo del tiranno fu portato a Palazzo Gallo, dove la banda suonò una marcia funebre e il giudice supremo gridò: “Giustizia è fatta, Biagio è morto, viva Biagio, buttate la pasta”. La festa continuò tutto il pomeriggio con la distribuzione della pasta con le sardine, balli del gruppo folk e musica.

Il Premio Nobel per la letteratura Dario Fo, nel suo Manuale minimo dell’attore, menziona il Biagio delle Castellare come un esempio di rappresentazione popolare trentina.

INFO

Visit Valsugana – Pagina del Biagio

Pagina Facebook del Biagio delle Castellare

Profilo Instagram del Biagio delle Castellare


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