Puntata 299 – Il Polo Museale di Soriano Calabro (VV) | Nuovi Emergenti by Arly Joi #2agosto

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04:51Il Polo Museale di Soriano Calabro (VV)21:06Nuovi Emergenti by Arly Joi #2agosto

Oggi vi porteremo con noi in Calabria, in provincia di Vibo Valentia a conoscere il Polo Museale di Soriano Calabro.
Per farlo ci lasceremo guidate dalla direttrice, la dottoressa Mariangela Preta che ci racconterà storia ed esposizioni di questo luogo magico.

Come scrivono sul loro sito:

Storia del luogo e del Polo

Disteso su un pendio del versante tirrenico delle Serre, Soriano è una piccola realtà urbana nella Provincia di Vibo Valentia. Il borgo, che ha avuto un ruolo importante nella storia religiosa ed economica del vibonese, mantiene vive le tradizioni artigiane della ceramica, della trasformazione dolciaria e della lavorazione del legno ricavato dai boschi circostanti: celebri sono infatti i “seggiari” di Soriano, che creano sedie impagliate con schienali intagliati. Il piccolo paese fu fondato da monaci basiliani e dal XV alla fine del XVIII secolo fu un importante centro di studi di cultura grazie alla presenza di un grande e potente convento domenicano.

Nel 1510 i Domenicani eressero in questo luogo un grandioso convento, che fu un polo di arte e cultura e divenne uno dei più ricchi e famosi di quest’ordine in tutta Europa. Celebre per aver ospitato nel 1535 Carlo V di ritorno da Tunisi e Tommaso Campanella, l’importante complesso religioso accrebbe in fama e ricchezza per la presenza di un’immagine considerata miracolosa: l’effige di San Domenico di Guzmàn ritenuta acheropita, che la tradizione vuole consegnata a un monaco dalla Vergine e delle sante Caterina d’Alessandria e Maria Maddalena. La potenza economica del centro religioso si affermò nel XVII secolo, grazie soprattutto alla protezione accordata dalla Corona di Spagna che vantava una lontana parentela con la casa Guzmàn, ma dovette fare i conti con la violenza dei terremoti del 1659 che distrusse l’antico convento e la chiesa e del 1783 che causò la completa distruzione ed il suo definitivo abbandono. Negli anni Trenta dell’Ottocento, fu costruita la nuova chiesa meglio conosciuta come S. Domenico Nuovo progettata da architetti e decorata da stuccatori calabresi.

Il complesso conventuale del San Domenico rientra quindi a pieno titolo nella casistica degli abbandoni e delle rinascite dei luoghi rituali. Infatti i monumenti, i ruderi dei chiostri e della chiesa, abbandonati e caduti in disuso per via dell’evento sismico del 1783, rivivono soprattutto durante il periodo pasquale o la festa di San Martino patrono del paese, feste che costituiscono dei momenti fondamentali in cui tutta la comunità si riconosce e si rinsalda attraverso le pratiche religiose, che non a caso si svolgono tra le rovine imponenti e suggestive della chiesa antica. Prendendo spunto dalla storia, del convento e del paese, caratterizzata dalle distruzioni, dagli abbandoni e dalle ripetute ricostruzioni, che pertanto diventa un luogo simbolico di queste vicende umane, è stato creato il Polo Museale di Soriano.

L’esposizione

Ospitatati nelle strutture cinquecentesche del convento domenicano,
i percorsi espositivi del Polo Museale sono volti non solo a favorire la conoscenza e la valorizzazione dell’importante patrimonio artistico di Soriano e della sua monumentale fabbrica conventuale, ma anche a sottolineare la centralità, nel contesto culturale calabrese, dell’intera provincia di Vibo Valentia; ciò grazie alla messa in mostra di manufatti artistici e testimonianze diverse che attestano il livello qualitativo raggiunto dalle maestranze d’area vibonese ed il pieno inserimento di questo territorio, già a partire dal primo medioevo, nelle principali direttrici commerciali e culturali del passato, non solo regionali.

Il Sistema Museale di Soriano, inoltre, è reso ancora più importante e completo, con visibilità su scala internazionale, grazie alla realizzazione, oramai giunta alle fasi finali, del Museo del Terremoto, unico nel suo genere in Italia.
Tale Museo, la cui direzione è stata affidata all’esperta mondiale di eventi sismici, prof. Emanuela Guidoboni. La sua funzione non è quella tradizionale di esposizione di oggetti, ma di percorsi attorno a un grande tema, quello della sicurezza riguardo all’alto rischio sismico della Calabria. E’ perciò un punto di informazione e di conoscenza dei terremoti e dei maremoti nel lato geologico, sismologico, storico e culturale del problema, ed è il primo Museo del terremoto in Italia di tale complessità regionale. E’ un viaggio nel tempo su teorie, percezione culturale del terremoto, effetti distruttivi e sulle numerose ricostruzioni della Calabria, sempre in bilico fra nuove opportunità e marginalità. ll MuTerr, con i suoi 2’000 mq, interpreta, anche dal punto di vista architettonico, l’ambivalenza tra la valorizzazione del passato e il miglioramento del futuro, attraverso la ricerca tecnologica e scientifica. Un luogo di approfondimento e di sperimentazione, tra i primi in Europa a trattare il tema sismico a livello divulgativo.

Il museo è caratterizzato da due ambienti distinti, due atmosfere diverse per il visitatore che percorre questo spazio.

L’entrata, organica e moderna, è caratterizzata dalla monumentale controsoffittatura a costoloni lignei che riproduce un’onda sismica tagliata e sezionata in vari punti e poi assemblati ad incastro ed appesi.

Il museo è caratterizzato da due ambienti distinti, due atmosfere diverse per il visitatore che percorre questo spazio.

L’entrata, organica e moderna, è caratterizzata dalla monumentale controsoffittatura a costoloni lignei che riproduce un’onda sismica tagliata e sezionata in vari punti e poi assemblati ad incastro ed appesi.

In considerazione dell’attualità della prevenzione del rischio sismico e visti i disastrosi trascorsi storici che hanno interessato la Calabria, e nello specifico l’intera provincia di Vibo Valentia e il monumentale Convento domenicano di Soriano, devastato dal sisma del 1783, una importante correlazione fra le strutture museali è stata volutamente definita con l’esposizione, all’interno della Sezione Ceramiche del Polo Museale, di materiali provenienti da centri abbandonati per eventi sismici o altre cause naturali: Mileto Vecchia, Rocca Angitola, Belforte, Motta San Demetrio. L’intento, naturalmente, è quello di tenere sempre alto, traendo insegnamento dalla storia raccontata dai nostri antichi centri, l’interesse sulla sismicità della Calabria e sulle opere di prevenzione da attuare.

La sezione ceramiche del Sistema Museale di Soriano, definita “Museo Territoriale della Ceramica di Soriano”, nasce da una accurata selezione di reperti provenienti dal Vibonese e intende proporsi in Calabria come la prima esposizione di manufatti ceramici prodotti e utilizzati lungo un arco di tempo che va dal primo Medioevo fino all’età contemporanea, passando per l’età rinascimentale e quella moderna.
Tale campione, pur partendo da una selezione operata su scala sub-regionale, può ritenersi a pieno titolo rappresentativa dell’intero quadro regionale.

Il Vibonese, infatti, è da ritenersi come una realtà privilegiata in quanto le ricerche effettuate dalla Soprintendenza per i Beni archeologici a partire dagli anni ’70 del Novecento, sia in centri storici che in insediamenti minori o rurali, con interventi di archeologia preventiva o indagini programmate, hanno portato ad incrementare sensibilmente le conoscenze in riferimento alla cultura materiale dei contesti di età medievale. Le ricerche, inoltre, hanno permesso, anche con l’ausilio di ricognizioni sistematiche, di restituire ai tanti centri, che fra tarda antichità e medioevo hanno avuto importanti ruoli istituzionali, una dimensione strutturale sul piano topografico ed economico.

Il Museo delle Ceramiche si sviluppa in tre nuclei, tre segmenti; vuole dunque sviluppare tre racconti.

Il primo nucleo/racconto è quello territoriale e nasce dalla precisa esigenza di narrare, attraverso l’analisi e l’esposizione di precisi manufatti, la storia di uno specifico contesto geografico, un macro-comprensorio, che può essere identificato, per la presenza di più valori identitari, con l’attuale provincia di Vibo Valentia.

Il racconto, naturalmente, viene fatto partendo dalla terracotta: è la terra, lavorata e cotta, che racconta una Terra. Una regione geologica a se stante; un territorio costellato da insediamenti di diversa natura e di straordinaria importanza storica: Masse Pontificie, Chorìa, Kastra, Monasteri, abitati rupestri e poli portuali che hanno saputo sfidare le crisi, nel tempo. Uno spazio geografico unitario in cui il ruolo elitario e privilegiato avuto da molti insediamenti è testimoniato soprattutto dalle produzioni fittili e dalla circolazione di ceramica pregiata che raggiunge capillarmente, perfino con prodotti di buona imitazione, anche le aree più interne ed in apparenza isolate. Contesti privilegiati come Vibo Valentia e altri ancora, dove le ceramiche rinvenute nei butti, permettendo una accurata ricostruzione della mensa medievale, evidenziano la diffusione nel XIII- XIV secolo di colorate produzioni; produzioni che, a partire dal Quattrocento, troveranno in Soriano il centro egemone, quello capace di garantire una produzione di media e buona qualità con un mercato che finisce col superare ampiamente i confini provinciali.

Il secondo segmento è quello locale. Il racconto, infatti, vuole mettere a fuoco la centralità avuta da Soriano, insediamento oggi articolato in due comuni, Soriano e Sorianello, nella produzione di manufatti ceramici sia da mensa che da fuoco e dispensa.

Si tratta di un racconto suddiviso sostanzialmente in due grossi capitoli, ed in tanti piccoli paragrafi, a cui il museo della Ceramica dedica importanti settori: quello iniziale e quello conclusivo.

Proseguiremo poi con il consueto appuntamento del mercoledì con Arly Joi e i Nuovi Emergenti.

INFO

Sito web del Polo Museale di Soriano Calabro (VV)

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