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Il 6 settembre scorso ha avuto inizio la prima campagna di scavi archeologici a Siponto nel quadro di un progetto pluriennale, “Sipontum: archeologia globale di una città portuale”, condotto congiuntamente dall’Università di Foggia (dir. Roberto Goffredo e Maria Turchiano) e dall’Università di Bari (dir. Giuliano Volpe), in collaborazione con il Parco archeologico di Siponto della Direzione Regionale Musei della Puglia e in regime di concessione (Decreti DG ABAP rep. nn. 872 e 873 del 4.8.2021) da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio di Foggia (Ministero della Cultura).

Lo scavo, che fa seguito a importanti prospezioni geofisiche condotte lo scorso anno, grazie alle quali è stato possibile ricavare informazioni preziose sulla presenza nel sottosuolo delle strutture della città romana e di quella medievale, si concentrerà inizialmente in due aree, una in corrispondenza dell’antico anfiteatro, l’altra coincidente con una porzione di un isolato della città romana, sulla quale si sovrapposero gli edifici di età medievale.
Contemporaneamente allo scavo, che si concluderà il 15 ottobre, proseguiranno le prospezioni geofisiche con l’obiettivo di disporre di una pianta completa della articolazione della città all’interno del circuito di mura. Siponto, infatti, è stata finora indagata in minima parte e riserva certamente molte sorprese.

Centro dalle origini mitiche legate alla fondazione di Diomede, Sipontum fu la prima colonia marittima romana, fondata nel 194 a.C. e ripopolata pochi anni dopo nel 185 a.C. Conobbe un notevole sviluppo in età imperiale e tardoantica, quando fu sede di un’importante diocesi paleocristiana, incrementando la funzione di scalo mercantile soprattutto, posto lungo le rotte adriatiche e in collegamento con l’opposta sponda e con il Mediterraneo orientale. Con la conquista longobarda fu scelta come sede di gastaldato.

Alla metà del XII secolo la distruzione da parte dell’esercito di Guglielmo I accentuò la parabola involutiva del centro. Il destino della città infatti sembra essere stato segnato, fin dai tempi della deduzione della colonia, da fattori di natura ambientale, con il progressivo impaludamento della costa e l’insabbiamento dell’area portuale. Nel corso del XIII secolo si consumò l’epilogo dell’esperienza insediativa di Sipontum, abbandonata definitivamente anche per il sopraggiungere di fenomeni sismici, e trasformata in una cava di materiali per la vicina Manfredonia.

Siponto rappresenta pertanto un caso esemplare di città antica e medievale abbandonata e consente pertanto di approfondire numerosi temi, dalla fisionomia di una colonia romana a quella della città nelle fasi tardoantica e medievale e in particolare al ruolo centrale del porto, oggi interrato ma in antico perfettamente funzionante, base operativa anche dei commercianti di grano apuli.

Le ricerche archeologiche, svolte nell’ambito del PRIN-Progetto di rilevante interesse nazionale “Food & Stones” (Università di Venezia, Bari, Trento, Verona), si avvale di finanziamenti delle Università di Bari e di Foggia e del supporto della Direzione Regionale Musei (direttore dott. Luca Mercuri; funzionaria archeologa dott.ssa Anita Rocco), del Parco Archeologico di Siponto (direttore arch. Francesco Longobardi), della Soprintendenza ABAP di Foggia (soprintendente arch. Maria Piccarreta, funzionaria archeologa dott.ssa Donatella Pian).

Lo scavo intende essere solo una parte di un intervento più ampio di conoscenza, tutela, valorizzazione e fruizione dell’area archeologica di Siponto, condotto anche secondo i principi dell’archeologia pubblica, con il pieno coinvolgimento della comunità locale, del mondo delle imprese, dell’associazionismo, della cultura e della scuola.

Si ringraziano la Caritas diocesana di Manfredonia (don Luciano Vergura, parrocchia San Carlo Borromeo) per aver messo a disposizione gratuitamente alcuni mezzi necessari per gli spostamenti degli archeologi e degli studenti, l’impresa Gianni Rotice srl per la disponibilità gratuita dei mezzi meccanici necessari per le operazioni di preparazione delle aree di scavo, l’impresa Cobar S.p.A. per aver fornito una baracca da cantiere, i fratelli Antonio e Michele Rinaldi per il prezioso e generoso supporto logistico offerto.

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