Puntata 307 – Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

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04:08Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

Nella puntata di oggi, vi porteremo sull’appennino tosco-romagnolo, fra foreste secolari e aree protette, il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna in compagnia del suo presidente, Luca Santini.

Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è un parco nazionale istituito nel 1993, situato nell’Appennino tosco-romagnolo, lungo il confine delle regioni Emilia-Romagna e Toscana, a cavallo tra le province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze. Dal 23 settembre 1985 la R.N.I. di Sasso Fratino è insignita del Diploma delle Aree protette del Consiglio d’Europa (Risoluzione (85) 12 del 23.9.85), mentre il 7 luglio 2017, a Cracovia, la Commissione UNESCO ha inserito la Riserva naturale integrale di Sasso Fratino e le faggete vetuste ricomprese nel perimetro del parco, nel Patrimonio dell’umanità all’interno del sito seriale Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe.

Nell’aprile 2021 il Parco è stato inserito nella Green List IUCN.

La storia di questo territorio comincia in età antica, con i primi insediamenti Etruschi che trovarono nel “Lago degli Idoli” il più importante sito dell’Appennino tosco-romagnolo (ai piedi del Monte Falterona) dove venerare le proprie divinità. Le Foreste Casentinesi sono un’area ben nota fin dal Medioevo, quando le popolazioni toscane utilizzavano il prezioso legname proveniente da questi boschi per numerose attività, come l’Opera del Duomo di Firenze e altre. Nel corso del tempo un ente laico che gestiva queste foreste, utilizzò il legname per la costruzione di vari edifici tra cui la Cupola del Brunelleschi[6] mentre il Granducato di Toscana impiegò gli enormi abeti bianchi ricavati da queste montagne per costruire gli alberi maestri delle flotte navali di Pisa e Livorno.

Particolarmente importanti per questi luoghi e la conservazione delle Foreste, sono stati gli insediamenti monastici di San Romualdo a Camaldoli fin dal 1012 e di San Francesco d’Assisi a La Verna nel 1213. Seppure oggi l’antropizzazione sia piuttosto limitata, già dal Cinquecento si registrano alcuni piccoli insediamenti che nei secoli hanno determinato sensibili modifiche nell’assetto del paesaggio. Tra la metà del Cinquecento e la metà del Settecento ci fu una forte contrazione demografica, dovuta principalmente a pestilenze, guerre e carestie, cui seguì una costante ripresa che raggiunse nella seconda metà dell’Ottocento i più alti valori di densità demografica mai registrati e mai più ripresi.

All’inizio del secolo scorso l’Appennino era ancora fortemente abitato e l’attività dell’uomo qualificava quasi ovunque il paesaggio montano. Fatta eccezione per pochi lembi di foresta collocati in posizioni difficili, l’agricoltura, la pastorizia e la selvicoltura caratterizzavano, con sensibili distinzioni, gli ambienti della Romagna, del Casentino e del Mugello. I primi decenni del novecento furono anche caratterizzati dal fenomeno dei rimboschimenti dello Stato. La fine dell’ultimo conflitto mondiale ha comportato un fenomeno di migrazione di massa: dal 1950 al 1970 le campagne della montagna si spopolarono quasi completamente.

La flora del Parco

Abetine secolari, boschi di faggio e acero montano, boschi misti con incredibili varianti di specie che in autunno creano variopinte macchie di colore: faggi, aceri, frassini, olmi, tigli, ornielli e i rari tassi e agrifogli. Il Parco è coperto in larga parte dal bosco, che diviene foresta secolare negli oltre 5.000 ettari delle “Foreste Casentinesi” e nella Foresta che avvolge il Santuario Francescano della Verna. Oltre alla vegetazione della fascia montana, troviamo ben rappresentate anche tutte le tipologie di bosco della sottostante fascia submontana: ostrieti dominati dal Carpino nero, boschi di Querce a Cerro e a Roverella, Castagneti (soprattutto nella zona di Camaldoli e a Castagno d’Andrea nel versante fiorentino), rimboschimenti di Pino nero. Tra gli alberi ricordiamo la rara Cerro-sughera e, in luoghi caldi e rocciosi, alcuni esemplari relitti di Leccio. Ma la flora è costituita soprattutto dalle specie erbacee: oltre 1000 le specie finora censite, di cui solo 48 sono alberi e arbusti. Il popolamento più prezioso si trova nel massiccio M.Falco-Falterona. Nei prati, nelle radure e soprattutto nelle rupi e nelle cenge erbose di questa montagna si è conservato il ricordo di migliaia d’anni di evoluzione naturale.

Tra le specie citiamo l’Anemone a fiori di narciso (Anemone narcissiflora), la Sassifraga a foglie opposte (Saxifraga oppositifolia), il Mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea) tutte legate alle alte montagne e ricordo dell’ultimo periodo glaciale. La Viola di Eugenia (Viola eugeniae) caratteristica dei massicci appenninici dell’Italia centrale, raggiunge qui il suo limite settentrionale di distribuzione. A queste aggiungiamo altre specie di grande interesse, tra cui la Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata), il Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) e la Sassifraga solcata (Saxifraga moschata). Uno spettacolo da non perdere, per gli amanti delle flora nemorale delle foreste, è la fioritura primaverile (aprile-maggio) di Cardamini, Bucaneve, Scilla e Coridali, che fioriscono ai piedi dei faggi, prima che le foglie sulle chiome, schiudendosi, oscurino il sottobosco.

Luoghi privilegiati per conoscere e studiare la flora del Parco sono l’Arboreto “Siemoni” a Badia Prataglia e il Giardino Botanico di Valbonella a Corniolo. L’Arboreto Siemoni nasce nell’800 come Parco-Giardino dove il famoso ingegnere forestale Carlo Siemoni, chiamato dal Granduca per risollevare le sorti della Foresta, piantò e acclimatò diverse specie esotiche di alberi, mentre il Giardino Botanico raccoglie i principali ambienti vegetazionali dell’Appennino tosco-romagnolo, con oltre 400 specie provviste di relativo cartellino e organizzate di tre itinerari tematici.

La fauna del parco

Il territorio del Parco si contraddistingue per la grande ricchezza e varietà faunistica, che presenta anche elementi di grande interesse scientifico. L’elevata estensione dei boschi, specialmente quelli di alto fusto, i boschi cedui invecchiati in conversione, la presenza di molte piante di notevoli dimensioni e di differente età, l’esistenza di ambienti diversificati e di tipologie vegetazionali differenti, la scarsa densità abitativa dell’uomo, sono tutti elementi che fanno del Parco un territorio ottimale per la presenza e diffusione della fauna selvatica, sia vertebrata che invertebrata.

Tra la fauna vertebrata quella di maggiore fascino è rappresentata dai grandi mammiferi, in particolare dagli ungulati, che sono presenti con cinque specie – Cervo, Daino, Capriolo, Cinghiale e Muflone – e dal Lupo, il più grande predatore presente oggi nel Parco.

La ricchissima avifauna comprende attualmente circa un centinaio di specie nidificanti, tra cui specie a distribuzione centro europea, come il Rampichino alpestre e il Ciuffolotto, e specie mediterranee, come la Sterpazzolina e lo Zigolo nero. Gli estesi boschi d’alto fusto consentono la presenza di specie esigenti e selettive; numerosi uccelli, infatti, utilizzano per la nidificazione le cavità dei tronchi di vecchi alberi: Allocco, Cincia dal ciuffo, Cincia mora, Cincia bigia e Cinciarella, Picchio muratore, Picchio rosso minore e maggiore, Picchio verde e Picchio nero. Le numerose aree ecotonali e gli ambienti aperti ospitano una ricca avifauna, tra cui il Calandro, l’Averla piccola e la Tottavilla. Tra i rapaci, oltre a quelli meno specializzati come Falco pecchiaiolo e Lodolaio, sono presenti specie silvane come Sparviere e Astore. Sulle aspre rupi del versante romagnolo nidificano l’Aquila reale, il Gufo reale e il Falco pellegrino. Elevato è il numero dei chirotteri, circa i due terzi di quelli italiani, con una forte presenza di specie forestali. Nel Parco vivono 12 specie di anfibi, tra cui segnaliamo per la loro importanza e rarità la Salamandrina di Savi, endemica della nostra penisola, il Tritone alpestre, che ha qui le stazioni più meridionali in Italia, la Salamandra pezzata e il piccolo Geotritone italiano, endemico della nostra penisola. Delle 11 specie di rettili quello più noto e ingiustamente temuto è sicuramente la Vipera, importante anello della catena alimentare. Sono presenti anche il Colubro d’Esculapio, l’elegante e velocissimo Biacco, il Colubro liscio ed il Colubro di Riccioli. Chiudono l’elenco degli ofidi la Natrice dal collare e la Biscia tassellata. Ricchissima è l’entomofauna, specialmente quella sostenuta dal legno morto negli ambienti forestali, tra cui sono presenti molte specie, endemiche italiane e appenniniche, e molte specie relitte o isolate. Tra tutte citiamo la bellissima Rosalia alpina.

Geologia

Il territorio del Parco Nazionale è caratterizzato da un assetto geologico piuttosto omogeneo per quanto riguarda il versante romagnolo (Successione Romagnola – formazione Marnoso-Arenacea) e più diversificato nel versante toscano (Successione Toscana – Scaglia Toscana, Arenarie del M.te Falterona e Marne di Vicchio).
Tuttavia, tutti gli affioramenti rocciosi che incontriamo, così come ogni peculiare forma nel paesaggio, custodiscono una testimonianza sul passato della Terra. Lungo i sentieri e le strade del Parco la geologia si rivela in moltissimi luoghi: strati che appena si intravvedono tra le foreste o che affiorano nitidamente lungo i crinali più spogli, cascate che per decine di metri scorrono sulle rocce levigandole, frane che aprono squarci nei versanti, sino alla massiccia e solitaria rupe de La Verna, dove rocce molto resistenti all’erosione si appoggiano su rocce argillose.
Nel 1997-98, con una borsa di studio, si è realizzato un censimento dei geositi del Parco, ovvero quelle emergenze geologico o geomorfologici di pregio scientifico, ambientale e paesaggistico. Grazie a questo lavoro, aggiornato negli anni successivi dal Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia Romagna, si è giunti all’individuazione di 86 siti, di cui 60 localizzati entro i confini del Parco: cavità naturali, rupi con stillicidio, affioramenti assolati impreziositi dalla presenza di flora rupicola, ma anche cascate e ristagni d’acqua, che meritano forme di tutela in quanto luoghi di riproduzione per specie animali e vegetali di interesse conservazionistico.

INFO

Sito web del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi

Pagina Facebook del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi

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