Puntata 157 – Dal mesolitico, la più antica sepoltura infantile d’Europa scoperta in Liguria

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04:37Intervista al professor Marco Peresani del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife.

Oggi avremo come ospite il professor Marco Peresani del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare il ritrovamento della sepoltura della piccola ‘Neve’ sito in una grotta vicino ad Albenga in cui questa piccola bambina di 40-50 giorni riposava da quasi 10.000 anni.

Mai prima d’ora era stata documentata in Europa la sepoltura di una neonata nel periodo Mesolitico.
A partire dal 2017, anno in cui è stata ritrovata l’inumazione, tutti i reperti sono stati sottoposti ad una complessa serie di attente analisi scientifiche per ttenere maggiori informazioni sulla tumulazione e sulla cronologia dei materiali ritrovati.

Il professor Peresani riferisce: “L’analisi del genoma e di una particolare proteina che si trova nelle gemme dentarie hanno rilevato che il neonato era femmina e apparteneva a un lignaggio di donne europee noto come aplogruppo U5b2b. La datazione al radiocarbonio ha inoltre permesso di stabilire che la neonata era vissuta 10.000 anni fa circa, durante il Mesolitico antico, nella prima fase dell’Olocene”

Continua dicendo: “L’istologia virtuale delle gemme dentarie della neonata ha stabilito l’età della morte di Neve: è avvenuta 40-50 giorni dopo la nascita. L’analisi ha anche evidenziato come la madre di Neve avesse subito alcuni stress fisiologici, forse alimentari, che hanno interrotto la crescita dei denti del feto 47 e 28 giorni prima del parto” e ancora: “L’analisi del carbonio e dell’azoto, sempre estratto dalle gemme dentarie, ha inoltre evidenziato che la madre si nutriva seguendo una dieta a base di prodotti derivanti da risorse terrestri, come ad esempio animali cacciati, e non marine (pesca o molluschi)”

I vari oggetti trovati addosso alla piccola poi hanno evidenziato, in base agli studi fatti, che erano stati realizzati con una gran cura.
“Diversi ornamenti mostrano un’usura che testimonia come fossero stati prima indossati per lungo tempo dai membri del gruppo e solo successivamente impiegati per adornare la veste della neonata” dice il professor Peresani.

Il team è coordinato da ricercatori italiani, Stefano Benazzi dell’Università di Bologna, Fabio Negrino dell’Università di Genova e Marco Peresani dell’Università di Ferrara, nonché delle Università di Montreal (Canada), della Washington University (USA), dell’Università di Tubinga (Germania) e dell’Institute of Human Origins dell’Arizona State University (USA). Jamie Hodgkins, archeozoologa all’University of Colorado Denver, ha qui lavorato insieme a suo marito Caley Orr, anche lui paleoantropologo nella stessa università.

La ricerca, lo scavo e l’analisi dei reperti sono stati resi possibili grazie ai finanziamenti di The Wenner-Gren Foundation, Leakey Foundation, National Geographic Society Waitt Program, Hyde Family Foundation, Social Sciences and Humanities Research Council (SSHRC), European Union’s Horizon 2020 Research and Innovation Programme (ERC n. 724046 SUCCESS), Hidden Foods ERC e Max Planck Society.

Le varie attività di scavo e ricerca, sono state condotte a regime di concessione del Ministero dei Beni Culturali, per conto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona, rilasciata al professore Fabio Negrino, in quanto coordinatore e responsabile scientifico del progetto.

Incontreremo poi Giacomo Marighelli che ci racconterà un altro arcano maggiore, l’Imperatore con i suoi significati.

Seguiteci!

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Immagine di copertina di proprietà dell’Università di Bologna

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