Puntata 135 – Torna Tarocchi nel Bunker | La crescia marchigiana

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04:50Torna Tarocchi nel Bunker22:52Bunker Food – La crescia marchigiana

Da oggi, torneranno in programmazione i nostri appuntamenti con l’amico Giacomo Marighelli, studioso ed esperto di tarocchi che già diverse volte è stato nostro gradito ospite.
A partire da questa puntata, Giacomo verrà tutte le settimane a raccontarci, spiegarci e descriverci gli Arcani Maggiori, ossia le 22 carte più dense di simbolismo in tutto il mazzo di tarocchi.

Le origini dei Tarocchi

Non si hanno dati certi sull’origine delle carte da gioco occidentali, i primi indizi della loro esistenza cominciano a comparire in documenti risalenti alla fine del XIII secolo. La teoria più diffusamente accettata è che queste siano arrivate in Europa attraverso i contatti con i Mamelucchi egiziani e per quell’epoca avevano già assunto una forma molto simile a quella odierna.
In particolare il mazzo dei Mamelucchi conteneva quattro semi: mazze da polo, denari, spade e coppe simili a quelli ancora utilizzati nelle carte tradizionali italiane, spagnole e portoghesi con la sola sostituzione delle mazze da polo con bastoni. Ogni seme aveva tre figure di corte, anche qui come nei mazzi tradizionali occidentali

La teoria generalmente accettata è che le carte dei tarocchi derivino dall’aggiunta dei trionfi al normale mazzo di carte da gioco italiane. Il primo riferimento alla loro esistenza è in una lettera del 1440 del notaio Giusto Giusti di Anghiari:

«Venerdì a dì 16 settembre donai al magnifico signore messer Gismondo un paio di naibi a trionfi, che io avevo fatto fare a posta a Fiorenza con l’armi sua, belli, che mi costaro ducati quattro e mezzo.»

(Giusto Giusti di Anghiari, 1440)

Nel 1442 compaiono un paio di citazioni dei trionfi nei registri della corte estense di Ferrara. La prima registrazione è relativa al pagamento del pittore di corte Jacopo da Sagramoro per la decorazione di quattro mazzi di trionfi destinati al signore di Ferrara Leonello d’Este; la seconda è relativa all’acquisto, ad un prezzo molto minore, di alcuni mazzi destinati ai fratelli di Leonello. Il confronto tra le due registrazioni sembra indicare che all’epoca fossero diffusi anche mazzi economici, probabilmente prodotti già da alcuni anni. Ulteriori riferimenti compaiono in annotazioni del 1452, 1454 e 1461.

La prima testimonianza pittorica dei trionfi si trova nell’affresco Il gioco dei tarocchi, in uno dei cortili interni di Palazzo Borromeo a Milano. L’affresco è di attribuzione incerta ma è stato datato, a partire da dati stilistici e sulla foggia degli abiti, alla fine degli anni quaranta del XV secolo

Una prima descrizione di “carte de trionfi” compare nella lettera che accompagnava un mazzo di carte inviato dal capitano Jacopo Antonio Marcello a Isabella di Lorena, consorte di Renato d’Angiò nel 1449. Il mazzo non è giunto fino a noi, ma allegata alla lettera c’era un trattato in latino di Marziano da Tortona, segretario di Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Marziano descrive esplicitamente solo ventiquattro carte del mazzo: sedici carte illustrate con immagini di divinità greche e quattro carte illustrate con Re, ma si può dedurre dal contenuto che con tutta probabilità a esse si aggiungevano un mazzo di carte tradizionali i cui semi erano però rappresentati da uccelli. Nonostante le diversità rispetto al mazzo di tarocchi tradizionali è comunque un esempio dell’evoluzione dei mazzi del periodo. Nel suo trattato Marziano attribuisce l’idea del mazzo al duca Filippo Maria Visconti e la sua illustrazione a Michelino da Besozzo. In base a quest’ultimo punto si può datare il mazzo ad un periodo tra il 1414 e il 1425.

I mazzi più antichi ancora esistenti sono stati realizzati in lombardia per la famiglia Visconti e sono generalmente attribuiti al pittore di corte Bonifacio Bembo. Le carte sono miniate col fondo in foglia d’oro o d’argento e lavori di punzonatura, il loro prezzo non è pervenuto ma era certamente molto alto. Il più antico dei tre è detto Tarocchi Visconti di Modrone (dal nome del ramo cadetto dei Visconti che l’ha posseduto) o anche Cary-Yale (poiché è conservato nella collezione Cary della Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale). La sua struttura differisce lievemente da quella dei mazzi correnti, ogni seme contiene sei figure di corte (tre maschili e tre femminili) anziché quattro e negli undici trionfi rimasti ce ne sono alcuni non entrati nella tradizione, come i tre dedicati alle virtù teologali (fede, speranza e carità). Un secondo mazzo, i Tarocchi Brera-Brambilla, di cui i trionfi rimasti sono solo due (La Ruota della Fortuna e L’Imperatore) viene datato tra il 1442 e il 1445. Il terzo e più completo mazzo, detto Tarocchi Pierpont-Morgan Bergamo, fu realizzato per Francesco Sforza e la moglie Bianca Maria Visconti. Di quest’ultimo sopravvivono diciannove trionfi (mancano Il Diavolo e La Torre), anche se sei di esse (Temperanza, Forza, La Stella, La Luna e Il Mondo) sono carte aggiunte successivamente e dipinte da un altro pittore.

Ulteriori frammenti di mazzi sono di origine ferrarese: per esempio i tarocchi detti di Carlo VI conservati alla Bibliothèque nationale de France; quelli detti “di Alessandro Sforza” conservati al Museo di Castello Ursino a Catania; quelli di Ercole I d’Este conservati alla Yale University Library. Il fatto che quasi tutti questi giochi (ed altri più recenti) siano giunti incompleti è evidentemente legato alla fragilità del supporto cartaceo ed alle citate persecuzioni che subirono le carte da gioco (spesso soggette a roghi oppure sciolte nel macero per ricavarne cartapesta da riutilizzare).

Questi mazzi e le loro varianti si diffusero nell’Italia settentrionale con diverse interpretazioni illustrative: per esempio, nella versione ferrarese la Luna è rappresentata da uno o due astrologi, mentre in quella viscontea una donna tiene una mezza luna nella mano destra; nei tarocchi ferraresi il Matto è un buffone tormentato da alcuni bambini mentre in quelli lombardi è un mendicante gozzuto (evidente allusione al gozzo, cioè la tipica malattia dei montanari della zona prealpina).

A volte i mazzi erano realizzati in occasione di matrimoni signorili ed in tal caso gli emblemi dei due sposi erano dipinti sulla carta dell’Innamorato.

A seguire parleremo di cibo, italiano e con Angelo Joe e Grazia andremo a conoscere una prelibatezza tutta marchigiana.

Come abbiamo detto in puntata, nelle prossime settimane ci occuperemo di legalità e racconteremo la storia di persone coraggiose che davanti al malaffare e a persone pericolose, non si sono tirate indietro e hanno lottato.

Per concludere, mettiamo qui sotto il clip della videointervista fatta al professor Lorenzo Nigro dell’Università La Sapienza di Roma, direttore della missione di scavi di Gerico

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