Emanuela Daffra confermata alla direzione dell’Opificio delle Pietre Dure

Emanuela Daffra, dirigente della Direzione Regionale Musei Lombardia, è stata confermata per un ulteriore anno come Soprintendente ad interim all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, conosciuto come OPD, tra i più antichi e certo più prestigiosi centri di competenza per il restauro e la conservazione di opere d’arte. 

L’Opificio, fondato nel 1588 da Ferdinando I de’ Medici come manifattura di corte specializzata nella produzione di arredi e oggetti artistici in pietre dure, con il decadere della committenza granducale e l’Unità d’Italia a fine ‘800 ha progressivamente diretto la propria azione al restauro di mosaici e materiali lapidei, allargando le proprie competenze al restauro di numerose tipologie di opere d’arte a seguito della fusione in un’unica entità con il Gabinetto Restauri della Soprintendenza. Concretizzatasi nel 1975, questa unione fu una conseguenza positiva della stretta collaborazione avviata fra i due enti con l’alluvione del 1966.

I suoi undici settori di restauro hanno attualmente “in cura” 1237    pezzi, nei più diversi materiali: arazzi e tappeti, bronzi e armi antiche, pitture murali, materiali cartacei e membranacei, materiali lapidei, mosaici e commessi, oreficerie, sculture lignee policrome, materiali ceramici plastici e vitrei, tessili e cuoio. Ai settori si affiancano due servizi trasversali specifici per la consulenza al restauro dei beni archeologici e delle opere d’arte contemporanee, oltre al laboratorio scientifico per la diagnostica non invasiva, micro-invasiva e per lo studio e sperimentazione di materiali e metodologie innovativi per il restauro, e ad un laboratorio per la climatologia e la conservazione preventiva.

A portare avanti le numerose attività dell’OPD sono poco più di 90 specialisti tra storici d’arte, restauratori, esperti scientifici, addetti di laboratorio, tecnici, impiegati, personale amministrativo ed ausiliario, operanti in numerosi cantieri esterni e nelle tre sedi dell’Istituto, tutte centrate nel cuore di Firenze: quella storica in via degli Alfani, il mirabolante laboratorio degli Arazzi e tappeti nella Sala delle Bandiere a Palazzo Vecchio, e l’ampia sede alla Fortezza da Basso, ad oggi tra i più estesi laboratori di restauro in Europa.

Tra i capolavori attualmente affidati all’Istituto sono il Fonte battesimale del Duomo di Siena, con sculture e formelle in bronzo dorato di Donatello, Lorenzo Ghiberti, Giovanni di Turino, Goro di Neroccio e Jacopo della Quercia; le porte bronzee di Donatello, dei Martiri e degli Apostoli dalla Basilica di San Lorenzo a Firenze; la Sacra conversazione e Santi del Perugino, dalla Chiesa di Santa Maria Nuova a Fano (PU); la Deposizione dalla Croce di Rosso Fiorentino, dalla Chiesa di San Lorenzo a San Sepolcro (AR); lo straordinario Pallio di san Lorenzo del XIII sec. ed il celebre monumento a Margherita di Brabante di Giovanni Pisano, entrambi dal Museo di Sant’Agostino a Genova; oltre al progetto pilota per il complesso ed entusiasmante  restauro della Grotta Pavese a Villa Doria a Genova e a vari cantieri esterni, tra cui quelli attivi nella Basilica di Santa Croce per i restauri della Cappella Bardi con le Storie di San Francesco di Giotto e del monumento funebre a Vittorio Alfieri di Antonio Canova, e presso la Chiesa di Santa Maria del Carmine per le verifiche e gli interventi conservativi nella Cappella Brancacci affrescata da Masaccio, Masolino e Filippino Lippi.

Ma non solo di capolavori assoluti si parla. In un territorio insieme ricchissimo e fragile come quello italiano l’Opificio delle Pietre dure è da sempre in prima linea, per DNA, di fronte alle catastrofi naturali. Grazie a finanziamenti appositi che gli sono affidati sta guidando l’azione di una task force di restauratori e storici dell’arte che mette in sicurezza le opere d’arte raccolte dall’Umbria  dopo il sisma del 2016 nel deposito del Santo Chiodo di Spoleto. Il primo gruppo di professionisti, all’opera da gennaio, ha già posto al sicuro più di 600 pezzi ed è pronto a passare il testimone al secondo gruppo, attivo da settembre.

Dal locale all’internazionale: molteplici sono le attività di ricerca, in collaborazione con CNR, INFN, ENEA, con diversi Atenei e altri centri specializzati, anche in partnership all’interno di progetti di ricerca nazionali ed internazionali.

In tutto questo, ed è uno sbocco naturale, al centro si pone la Scuola di Alta Formazione e Studio dell’OPD, con un corso universitario quinquennale a ciclo unico che rilascia un titolo equiparato al diploma di laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (LM-R/02). Si tratta di un percorso selezionatissimo, cui accede ogni anno un numero limitato di allievi scelti attraverso un bando pubblico internazionale, che vengono formati, all’interno dei laboratori dell’Istituto, dai migliori specialisti del settore.

Insomma, nelle parole di Emanuela Daffra, “una macchina complessa ma organica, nella quale le competenze si travasano. Una macchina nella quale da decenni, grazie a chi mi ha preceduto (e voglio citare almeno Marco Ciatti), l’interdisciplinarietà è stata non solo bandiera ma soprattutto vera pratica quotidiana. Sono grata, perciò  per la possibilità di continuare a imparare, e onorata, per l’opportunità di essere alla guida di un istituto simile.”

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