Disturbi alimentari, la startupper ferrarese lancia il proprio appello per scongiurare l’eutanasia di Lisa Pauli

Ferrara, 20 lug“Dai disturbi alimentari si può guarire, e ne sono testimone diretta, ma nel cortocircuito del mondo moderno si permette a una donna di 47 anni, Lisa Pauli, di accedere a morte medicalmente assistita perché soffre di anoressia nervosa. Non si abdichi al diritto alle cure. Si stanno mandando messaggi profondamente sbagliati, quelli di darsi per vinti, di pensare che un disturbo psichiatrico possa dirti se meriti di vivere o meno, di sentirsi inadeguati perché non si è riusciti a guarire”. È l’appello di Camilla Mondini, 23enne, titolare della start up dici.alice – basata su piattaforma Instagram per avvicinare i giovani – ideata per dare sostegno psicologico e medico a ragazze e ragazzi con disturbi alimentari e per questo inserita da Forbes nei cento under 30 che stanno cambiando il mondo. Mondini – premiata il 5 aprile in Comune dal sindaco di Ferrara Alan Fabbri – è intervenuta dopo il reportage di Reuters sull’ampliamento dei criteri per la morte medicalmente assistita in Canada, ampliamento che coinvolgerà anche chi, come Lisa Pauli, si dice stanca di lottare con un male che la affligge da quasi quarant’anni.

“Stiamo assistendo – dice nel filmato – ad un cortocircuito del mondo moderno, che dal relegare i disturbi alimentari a malattie di serie b passa a renderli tanto rilevanti da permettere a Lisa Pauli, 47 anni, di accedere a morte medicalmente assistita perché soffre di anoressia nervosa”. “Ho provato tutto, mi sento come se avessi vissuto la mia vita”. “Che abbia provato tutto non ci sono dubbi, non è forse la società a non averci provato con lei?”, si chiede la giovane ferrarese, che passa in rassegna i dati registrati nel nostro Paese: “4 milioni di persone che, in Italia, soffrono di disturbi alimentari, patologie che uccidono 4000 giovani all’anno”, sottolinea, evidenziando anche “la crescita del 48% di casi dopo la pandemia e, soprattutto, le 9 persone che muoiono ogni giorno a causa della mancanza di cure”, mentre gli “sos nel 2023 sono più del doppio di un anno fa”. “Curarsi è un diritto di tutti – sottolinea Camilla Mondinie chi soffre di disturbi di questo tipo non è né un ‘capriccioso’, né un ‘pazzo’, né ‘colpevole’. Non può essere – rimarca la titolare di dici.aliceun disturbo psichiatrico a dirti se meriti di vivere o meno o a farti sentire inadeguata perché non si è riusciti a guarire”. “Dai disturbi alimentari si può guarire: io sono la testimonianza diretta – e come me, tanti altri – che si può uscire da questo tunnel e che prima o poi la vita torna a sorriderti. Lisa, non smettere di lottare”.



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