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La biblioteca tomasiana del Belice

E’ nata la più grande biblioteca al mondo che raccoglie i testi di Giuseppe Tomasi di Lampedusa a Santa Margherita Belice. Lo scrittore ha ambientato il suo Gattopardo in buona parte in Sicilia, proprio nel centro belicino.
La sede di questa nuova biblioteca sarà a Palazzo Sacco.

La nascita di questa biblioteca tomasiana, realizzata anche con una corposa donazione del professor Gioacchino Lanza Tomasi figlio adottivo del famoso scrittore. I volumi di questa collezione saranno scelti tra le edizioni più pregiate, sia nazionali che estere ma anche fra i volumi scientifici di maggior rilevanza e un sacco di materiale come documenti librari, archivistici, recensioni, articoli, note critiche, periodici, riviste e anche tesi di laurea.

Hanno promosso e sostenuto l’iniziativa il sindaco di Santa Margherita Belice, Franco Valenti, e il direttore del Premio Tomasi di Lampedusa Gori Sparacino.
La biblioteca conserverà il patrimonio librario rendendolo fruibile ai lettori, inoltre una parte del materiale sarà fruibile online.

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Il nuovo album di Baby K

Nell’ultima fatica di Baby K, si trova tutta la difficoltà di essere donna in un mondo dominato dagli uomini. Questa artista, nata come rapper e divenuta poi regina del pop e dei tormentoni estivi si racconta.

Difficile – sostiene – dimostrare di avere talento oltre all’aspetto fisico e rivendica tutti i traguardi raggiunti con il suo sudore.
“Donna sulla Luna”, il suo nuovo album di inediti (prodotto dalla sua società This is it e distribuito da Columbia Records/Sony Music Italy) non vuole essere un’autocelebrazione, piuttosto ricordare i traguardi che possono raggiungere le donne, esponendosi e puntando i piedi per i loro ideali.

“Il viaggio che ti porta alla meta è molto importante ed è capace di cambiarti, attraverso il viaggio c’è evoluzione e crescita. Si incontrano anche difficoltà, ma l’importante è saperle superare”. Di se stessa, di Claudia (il suo nome all’anagrafe), dice di essere una persona “senza enormi ambizioni”, ma che già da bambina “volevo essere la versione migliore di me stessa, nonostante mi sentissi sempre un pesce fuor d’acqua”.

Il nuovo progetto di Baby K contiene 14 brani di cui 13 scritti interamente da lei, fra i quali ‘Non mi basta più’, premiato con 3 platini e 70 milioni di visualizzazioni su Youtube, ‘Playa’ che ha vinto 2 platini e 62 milioni di views sul tubo per poi proseguire con ‘Buenos Aires’ con oltre 12 milioni di visualizzazioni.

Dieci sono le collaborazioni in questo album, i duetti con Boomdabash (per Mohicani, in radio da oggi), Gigi D’Alessio, Omar Montes, Chiara Ferragni, Tedua, Samurai Jay, Boro Boro, Giaime, Enzo Dong e Lele Blade e questo dimostra chiaramente come dice Baby K, che il suo percorso è stato riconosciuto.
Tornerà anche live ma nel 2022 con 4 date: il 22 aprile a Firenze, il 23 a Padova, il 29 aprile a Roma e il 30 aprile a Milano.

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‘I nomi di un gioco’ in scena a Roma

Lunedi 5 e martedì 6 luglio 2021, ore 21 – Complesso del Seraphicum – Roma

Lunedi 5 e martedì 6 luglio, alle ore 21:00, presso il Complesso del Seraphicum di Roma, con lo spettacolo “I
nomi di un gioco” prosegue la rassegna teatrale “RE. TE. Festival”, giunta alla sua seconda edizione. Floriana
Corlito, Giorgia Pozzi ed Alessio Droghini, diretti da Alessandro Calamunci Manitta, portano in scena un testo di Carolina Sacconi.

La Storia è un fatto e un fatto è un dato oggettivo, ma cosa succede quando due giovanissimi avvocati si scontrano con le storie di chi la Storia l’ha fatta? Giulia e Francesco accettano di difendere Rosy. La storia di sua nonna, una staffetta partigiana, è stata rubata da un noto scrittore che l’ha inserita nel proprio libro e l’ha resa universale. La storia, la memoria, i ricordi di una ragazza che a soli 17 anni ha fatto la resistenza ci pongono una domanda: il 1945 ed il 2021 sono davvero così distanti?

Lo spettacolo nasce da un incontro con una donna straordinaria, una partigiana classe 1927. Siamo stati subito colpiti dalla sua grande forza che ci ha spinti a chiederle di poter scrivere uno spettacolo proprio su quella storia, la sua, che senza sosta continua a raccontare. Come poter restituire quello che i racconti di questa donna sono stati per noi? Ci siamo accorti che conoscere la Storia non significa solamente impararne le date, ma empatizzare con essa ci aiuta a comprenderne il significato più profondo. Entrare a contatto con le testimonianze di chi la Storia l’ha costruita con la propria vita, ci aiuta ad avere una consapevolezza diversa dei tempi moderni.

Dalle note di regia di Alessandro Calamunci Manitta: “Lo spettacolo si muove su due binari temporali differenti: da una parte, siamo nel 2021 all’interno di uno studio legale capitolino; dall’altra, siamo immersi nel pieno della Resistenza. A muovere i fili narrativi è una causa intentata dalla nipote di una partigiana nei confronti di un noto scrittore, accusato di aver pubblicato un libro contenente aneddoti e storie vissute e raccontate da nonna Rosa nel suo diario. I tre attori nel presente vestono rispettivamente i panni di una giovane avvocatessa, di un praticante dello studio legale e della cliente. Per quanto concerne, invece, la sfera del passato sono costretti a repentini cambi di personaggio che consentono di avere un ventaglio di storie ampio e variegato.

Ecco allora che entriamo in contatto con tanti personaggi, che raccontano le loro fragilità, i loro desideri e le loro paure, rifugiandosi dietro a dei nomi di battaglia. Ecco così Cocò, Nina, Libero, Carmen e la nostra Rosa che sceglie di farsi chiamare Tina. “È che abbiamo i nomi di un gioco e ci confondono”. I costumi e le luci, oltre a scandire i passaggi temporali, sono utili agli attori per effettuare quella metamorfosi che il testo richiede. Molto spesso però, saranno piccoli elementi a distinguere un personaggio dall’altro e quindi il resto del lavoro è affidato all’attrice o all’attore che dovrà essere abile a trasformarsi dall’interno. La scenografia, piena di fogli e di libri ha pochi elementi ed è all’apparenza asettica, ma vuole sottolineare la traccia che la Resistenza deve continuare a lasciare nel nostro Paese. Ad ogni ingresso dei personaggi, questi portano in scena altri faldoni, che riducono lo spazio utile ai movimenti e simboleggiano il peso della storia, di quelle storie che non sono solo oggettive.”

“I nomi di un gioco” è un’esigenza: l’esigenza di raccontare la Storia per conoscere meglio noi stessi.

I NOMI DI UN GIOCO Con

Alessio Droghini, Floriana Corlito e Giorgia Pozzi

Scritto da

Carolina Sacconi

Regia di

Alessandro Calamunci Manitta

Per informazioni

Floriana Corlito

366-2166450

corlitofloriana@gmail.com

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Viaggio nella grande bellezza – La nuova serie

Il grande Cesare Bocci, torna in TV da questa sera con cinque puntate in prima serata, il giovedì su Canale 5 con ‘Viaggio nella grande bellezza’.
“E’ un progetto a cui tengo molto – racconta in una conversazione con l’ANSA – che cerca di portare la cultura e l’arte al pubblico in modo comprensibile e accattivante. Se c’è una cosa di cui mi rammarico è quella di non aver approfondito gli studi di arte e storia a livello magari accademico in giovane età. Ma sto recuperando da qualche anno con grande passione”.

Dopo il percorso cinematografico accanto a Luca Zingaretti come commissario Montalbano, Bocci ha iniziato un tour teatrale cimentandosi nella lettura di brani del sommo poeta, Dante Alighieri mentre sta terminando le riprese della fiction molto amata, Imma Tataranni sostituto procuratore “con una straordinaria Vanessa Scalera – osserva – , ma quanto può essere brava”, e dai primi di novembre alla ricorrenza dei cento anni del Milite Ignoto, sarà trasmesso sulla Rai una docu-fiction nata proprio da una sua idea sulla storia del nostro Milite ignoto: “Una storia che ho approfondito dopo che un mio amico mi ha raccontato di essere il pronipote del macchinista del treno che portò le spoglie del Milite Ignoto da Aquileia a Roma nel 1920”.

Tornando all’esperienza di ‘Viaggio nella grande bellezza’, si debutterà con la storia dei reali di Windsor, per poi passare alla storia d’amore più bella di tutti i tempi, Romeo e Giulietta e tante altre storie rosa. Verranno poi raccontate le storie di Maria Callas, Aristotele Onassis e Jacqueline Kennedy; Eleonora Duse e Gabriele d’Annunzio, i fasti dei Savoia e la modernità della Famiglia Agnelli per passare al medioevo con Assisi e Orvieto, la figura immancabile di Padre Pio e molte altre storie.

Fra i racconti, la produzione userà spezzoni di filmati di repertorio, per rendere l’esperienza ancor più emozionante.

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Giacomo Casanova

Scompariva 223 anni fa all’età di 73 anni il nostro Giacomo Casanova. Era il 4 giugno del 1798 quando, nella città di Dux, ora conosciuta come Duchov, nella regione storica della Boemia nella Repubblica Ceca, egli lasciò questo mondo.

opo una vita straordinaria in un’epoca magnifica, quale era stato il Settecento, di cui fu indubbiamente uno dei protagonisti principali, si era ritirato, nel settembre 1785, nel castello del conte Joseph-Charles Emmanuel di Waldstein, svolgendo l’attività di bibliotecario.

Dovette assistere al cambiamento del suo mondo, segnato dalla rivoluzione francese e dalla caduta della Serenissima Repubblica di Venezia, cui egli apparteneva ed aveva amato profondamente. A lui ed al suo ricordo oggi alziamo i calici…

Antonio Vaianella

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Il ricordo di Alida Valli

Ricordiamo, con una punta di malinconia, un’attrice di grande spessore del cinema italiano. Il 31 maggio 1921 nasceva a Pola, città ora croata ma che dal 1331 sino al 1797 fu parte dei territori della Serenissima Repubblica di Venezia, Alida Valli, il cui vero nome era Alida Maria Altenburger von Marckenstein und Frauenberg . Alida viene tuttora riconosciuta come una più grandi interpreti del cinema italiano anche a livello mondiale. Apprezzata internazionalmente sia per la sua bravura che per la sua grande bellezza, Alida iniziò la sua attività cinematografica dopo i corsi del Centro sperimentale di cinematografia ed esordì giovanissima sul grande schermo, interpretando fin dall’inizio ruoli da protagonista.
Veniva definita l’attrice che sapeva “parlare al cuore” della gente, questo grazie anche a ben tre film realizzati, negli anni Quaranta, con il regista Mario Mattoli. Ma interpretò anche ruoli davvero drammatici come quello di Manon in ‘”Manon Lescaut” del 1940 di Carmine Gallone e, a seguire, come protagonista di ”Piccolo mondo antico” del 1941 di Mario Soldati nel ruolo di Luisa. Questa interpretazione le valse un premio speciale, al Festival del Cinema di Venezia, concesso dal conte Giuseppe Volpi come miglior attrice italiana dell’anno.
Non ebbe comunque una vita fatta di rose e viole. Lutti in famiglia e la censura, durante il periodo fascista la segnarono, e non poco.
Ottenne il nastro d’argento come miglior attrice e questo premio le venne consegnato a Los Angeles dove era stata chiamata dal produttore Selznick, che intendeva farne la “Ingrid Bergman italiana” e le aveva offerto un contratto settennale.
Negli U.S.A. ebbe ruoli in vari vilm tra cui “Il caso Paradine” in cui recitò accanto a Gregory Peck, ed ancora “Il miracolo delle campane” in cui si trovò in coppia con Frank Sinatra, ed “Il terzo uomo” con giganti quali Joseph Cotten ed Orson Welles.
Tornata in Italia fu decisamente voluta da Luchino Visconti per il magnifico “Senso del 1954. Lavorò anche con il ferrarese Michelangelo Antonioni, con Gillo Pontecorvo e Pier Paolo Pasolini.
Ebbe una grande ripresa negli anni settanta lavorando con personaggi del cinema mondiale del calibro di Valerio Zurlini, Alain Delon, Mario Bava e Giuseppe Bertolucci. Da non dimenticare anche, in anni più recenti, le sue grandi apparizioni con Roberto Benigni e due ruoli davvero importanti con Dario Argento, in Suspiria (1977) e Inferno (1980). Sempre nel 1980 fu protagonista nello sceneggiato televisivo L’eredità della priora di Anton Giulio Majano. Ottenne, meritatamente, il Gamajun International Award nel 1990, il David di Donatello alla carriera nel 1991 e il Leone d’oro alla carriera al Festival di Venezia nel 1997.
Nel 2004, la Croazia decise di premiarla come grande artista croata, ma lei rifiutò il premio affermando: “Sono nata italiana e voglio morire italiana”. Ancora io mi emoziono per patrio orgoglio…
Purtroppo non ebbe grandi fortune economiche negli ultimi anni di vita e ci lasciò il 22 aprile 2006, all’età di 84 anni a Roma.
Nel 2020 il regista Mimmo Verdesca realizza un film documentario sulla sua vita, Alida, il primo mai realizzato su di lei, prodotto da Kublai Film e Venicefilm, in associazione con Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Cinema. “Alida” vede la partecipazione di Giovanna Mezzogiorno, Roberto Benigni, Charlotte Rampling, Vanessa Redgrave, Dario Argento, Bernardo Bertolucci e molti altri. Il film è stato selezionato ufficialmente al Festival di Cannes nella sezione Cannes Classics 2020 ed è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2020.

A lei il mio saluto…. Ovunque tu sia, Alida, grazie per esserci stata…

Antonio Vaianella

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Radio Bunker saluta Carla Fracci

Carla ci ha lasciato. Una delle più importanti interpreti della danza, a livello mondiale, una donna davvero eccezionale, ha spiccato il volo verso un teatro certamente superiore a quello che noi, comuni mortali, possiamo anche solo minimamente immaginare. All’anagrafe Carla si chiamava Carolina e nacque a Milano il 20 agosto 1936. È stata senza dubbio alcuno una delle più grandi ballerine del ventesimo secolo tanto che, nel 1981 il New York Times la definì “prima ballerina assoluta”.

Ciò che in questa vita ottenne se lo guadagnò con lavoro, sudore e sacrifici; proveniva da una famiglia di umili origini, nessuno le regalò nulla e, nella grande gara della Vita, vinse con le sue forze. Sin da subito il Teatro alla Scala di Milano divenne la sua “casa”, e lei ripagò ampiamente l’amore che ricevette dal pubblico che tanto l’amava. È stata una donna davvero fuori dal comune, uscendo anche dagli schemi canonici del mondo cui aveva deciso di appartenere. Infatti nel 2008 collaborò con Elio e le Storie Tese per la realizzazione dell’album “Studentessi”. Fu donna amata ed ammirata, e giustamente diciamo noi. Eugenio Montale le dedicò anche la poesia “La danzatrice stanca”. Carla se ne è andata la mattina del 27 maggio 2021 ed ha lasciato davvero un vuoto.

Pur non essendo un assiduo frequentatore del teatro, ma amando, davvero, anch’io la danza, ho sofferto sentendo della sua scomparsa. Se ne va un altro pezzo di un’Italia meravigliosa e noi, nel nostro piccolo, non possiamo fare altro che asciugare quella piccola lacrima che ci solca il viso, ricordare una giovane Carla, conosciuta attraverso una televisione in bianco e nero ed immaginarla ora mentre, libera, danza tra le nuvole, in armonia con il creato. Un bacio per te Carla…

Antonio Vaianella

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Il ricordo di Isabella De Bernardi

Strano come la vita, che tanto amiamo, sia davvero, molto spesso, iniqua e ingiusta. Lo impariamo tutti i giorni, a dire il vero, sia attraverso esperienze personali che con le notizie che, impietose, ci giungono ogni santo giorno attraverso notiziari e giornali. Apprendiamo, durante una pausa nello studio di registrazione di Radio Bunker che anche Isabella De Bernardi, quella ragazza hippy di “Un Sacco Bello” di Carlo verdone, pellicola di successo del 1980, ci ha lasciati.

Ilaria apparteneva a quel mondo del cinema in cui ha lavorato, essendo figlia dello sceneggiatore Piero De Bernardi. La ricordiamo in alcuni film di spessore, come Un sacco bello, Borotalco e Il bambino e il poliziotto di Verdone ed anche ne Il Marchese del Grillo. Prese parte anche alle riprese della prima serie de “I ragazzi della III C”, ma noi la ricorderemo sempre per la sua performance magnifica dove, nel film di Verdone Un sacco bello riusciva a far inalberare ed arrabbiare un immenso Mario Brega. A lei ed ai suoi cari il nostro sincero abbraccio.

Antonio Vaianella

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Canal il Canal: Una storia

L’influencer veneto Canal (al secolo Nicola Canal), noto per i suoi videoclip su YouTube in dialetto, è appena rientrato da un tour attraverso l’Italia con un camper per promuovere il prosecco: “Volevo partire da Trieste, perché mi pare che nell’immaginario di tutti, l’Italia parta da qui, come diceva Raffaela Carrà” ha affermato.

Ha attraversato l’Italia da Nord a Sud e di nuovo verso settentrione per incontrare anche i vari influencer regionali suggeritigli dai suoi numerosi follower.

Obiettivo dell’impresa è stato quello di farsi conoscere come influencer ma anche di promuovere il prosecco che porta il suo nome ‘Canal N. 5’ Superiore Docg nato nel territorio con uve provenienti da 5 diversi conferitori, dove 5 rappresenta anche il numero di anni di presenza del Canal sui social e N. il suo nome, Nicola, ‘Questo vino infatti è legato non solo al personaggio, ma anche e soprattutto alla mia persona ed a ciò a cui tengo di più: la mia casa, la mia famiglia ed il mio territorio‘.

Il progetto vuole promuovere non solo un vino particolarmente buono ma un territorio e la sua storia, le sue tradizioni soprattutto delle colline Unesco di Conegliano-Valdobbiadene Docg.

Presto ai microfoni di Radio Bunker.

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I Måneskin vincono l’Eurovision 2021

Dopo 31 anni finalmente la musica italiana torna alla ribalta e vince l’Eurovision Song Contest 2021. A ottenere questo strabiliante risultato sono i Måneskin, la band romana che abbiamo avuto modo di apprezzare durante l’ultima edizione del festival di Sanremo. I giovani Rockers italiani vincono con ben 524 voti surclassando così Francia e Svizzera. Solo in altre due occasioni l’Italia aveva vinto questa importante competizione musicale europea. La prima volta grazie alla grandissima Gigliola Cinquetti nel 1964 e la seconda con Toto Cutugno nel 1990. Sterili e quantomai sospette le accuse provenienti dai social di aver sniffato coca addirittura in diretta, da parte di Damiano.

Maliziosamente viene il sospetto che a qualcuno non vada che l’Italia possa emergere a livello europeo ed è verosimile che qualcuno ne voglia la squalifica. Ovviamente i Måneskin, senza indugio e nessun problema, si sono detti immediatamente disponibili a fare ogni esame clinico per fugare queste assurde accuse. Da rilevare invece con piacere l’apprezzamento con un tweet da parte di Vasco Rossi. Quindi come affermato da Vasco evviva i Måneskin e rock’n’roll will never die. Per quanto riguarda poi coloro che in Europa non vogliono vedere sul podio un gruppo italiano rispondiamo con il titolo della canzone che ha vinto, ovvero “Zitti e buoni”.